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  • Kurt Vile: Smoke Ring For My Halo

    Kurt Vile

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Eppure qualcosa manca

Dopo il fortunato “Childish Prodigy”, Kurt Vile torna alla ribalta con il suo quarto disco: “Smoke Ring For My Halo”, undici nuove tracce che alternano ritmiche pop a sonorità lo-fi più ruvide.

Applaudito da Kim Gordon e paragonato perfino a Bruce Springsteen, Kurt Vile si conferma un abile e moderno cantastorie, capace di creare atmosfere ora minimaliste (“Peeping Tomboy”), ora sarcastiche (“Society Is My Friend”), ora distese e rasserenanti (“Baby’s Arm”), senza il minimo sforzo.

Completano l’opera arrangiamenti ricercati – merito anche di John Agnello alla produzione – un songwriting di spessore e una miscela ispirata di chitarre acustiche e semi distorte.

Suoni morbidi, melodie che cullano e intrattengono senza troppi sobbalzi e grosse sorprese. Un album complessivamente ben fatto e un perfetto sottofondo da gita domenicale. Manca qualche hit, manca qualche scossone capace di attirare l’attenzione: tutto scorre in maniera un po’ troppo levigata e monocorde.

Pro

Contro

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