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kuTso: Decadenti esordienti

I Kutso hanno da poco debuttato con il loro “Decadendo (Su Un Materasso Sporco)”, di cui sia noi sia moltissima altra gente ha apprezzato la sferzante ironia e la sapienza musicale che regge l’impalcatura.
Di seguito: ciò che ci siamo detti in una chiacchierata. E state attenti, voi che non avete ancora ascoltato l’album!

Ciao ragazzi! Vi ringrazio in anticipo per l’attenzione, sperando che le domande siano di vostro gradimento. Possiamo incominciare.

Prima di tutto, come vi siete conosciuti? Avevate già avuto esperienze musicali?
Ci siamo conosciuti suonando in giro nei locali di Roma, siamo musicisti che hanno sacrificato la propria esistenza alla musica da molto tempo.

Che tipo di musica avevate in mente di fare e a quale scopo?
Volevamo fare una musica che fosse perfettamente aderente alle nostre personalità, qualcosa di cui non vergognarci, canzoni che ci permettessero di esprimere liberamente il nostro ego sul palco.

Da dove viene il vostro nome e come l’avete scelto?
Kutso va letto con una pronuncia simil-inglese. È il modo in cui Matteo, il nostro cantante scriveva la parolacce sui banchi al liceo.

Allora avevo capito giusto.

Come definireste dal vostro punto di vista il mestiere di gruppo indipendente nella scena italiana attuale? La gavetta che vi state facendo e vi siete fatti è dura ma ne val la pena?
In Italia è diffusa l’idea che quella del musicista non sia una professione a meno che non si faccia pianobar, non si suoni ai matrimoni o non si sia già famosi. Per fortuna l’emergere delle realtà indipendenti sta cambiando la mentalità della gente, la quale è ora più disposta a rispettare il musicista underground dandogli dignità di lavoratore. Noi siamo ottimisti sulle prospettive di questo mestiere oggi in Italia.

Passiamo al vostro disco.
Da cosa è partito il titolo, così originale?

“Decadendo (su un materasso sporco)” rappresenta il percorso esistenziale di un individuo fortemente depresso ma non totalmente disperato. Egli si lancia in caduta libera verso il fondo marcio della sua mortifera interiorità, tuttavia poco prima che sopravvenga la fine, la vita lo recupera a sé ridonandogli il piacere di vivere fatto di piccole e apparantemente insignificanti gratificazioni scaturite a volte anche da azioni ai danni del prossimo, scorrette, ma profondamente umane. Questa salvezza estemporanea ha comunque degli effetti collaterali che minano l’illusoria integrità dell’ “ex depresso”, lo rendono complice di ciò che chiamiamo “Male” e imbrattano la sua fedina morale, mentre al contempo lo mettono di fronte a sé stesso spogliato di ogni tabù e deleteria autocensura. Tutto ciò è rappresentato dal materasso sporco che appunto nel momento in cui ci salva dall’impatto fatale, ci insozza con macchie indelebili.

Come mai avete deciso di aprire l’album con “Alé” (la mia traccia preferita, ci tengo a dirvi)?
La tematica che affronta, ovvero il suicidio, è un argomento serio, eppure voi siete riusciti a renderlo ironico. Che messaggio volevate mandare all’ascoltatore? Per voi la vita è davvero bella (alé)?
Nessun messaggio, i nostri brani sono fotografie di momenti realmente vissuti, considerazioni amaramente buffe sulla vita. “Alé” tratta, come molti nostri brani, della difficoltà di convincersi che la vita è bella e del pudore di nascondere la propria sofferenza, fino a che ciò diventa insostenibile e ci si toglie di mezzo con l’intenzione di lasciare nel prossimo un immane senso di colpa.

Un altro brano che mi ha colpita molto è “Via Dal Mondo”. Potreste raccontarci la sua genesi e il suo significato più stretto?
Che idea vi siete fatti della situazione politica ed economica del nostro paese, a proposito di dirigenti e politici?

(Matteo) ho scritto “Via Dal Mondo” dopo essere stato ad una manifestazione in cui sono stato colpito dai lacrimogeni durante gli scontri. In quell’occasione ho pensato che i manifestanti e i celerini a causa dei loro ruoli si trovano contrapposti tra loro in maniera violenta, ma che invece sia i primi che i secondi sono cittadini uguali fra loro ed entrambi vittime del malgoverno dei dirigenti politici, i quali a mio avviso dovrebbero essere il vero bersaglio dei manganelli.

Se qualcuno non avesse ancora ascoltato il vostro disco, come lo convincereste a rimediare?
Brutti stronzi, ascoltatelo!

Infine, tre dischi e tre film di cui non potreste fare a meno.

Nevermind
Mio fratello è figlio unico
Appetite For Destruction

Ritorno Al Futuro
Il Piccolo Grande Uomo
Ecce Bombo

Grazie mille per la disponibilità e in bocca al lupo per tutto!
Crepi il lupo, grazie a voi!

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