Home > Interviste > kuTso: “kuTso” non è per forza una brutta parola

kuTso: “kuTso” non è per forza una brutta parola

I kuTso, band romana capitanata dall’eclettico Matteo Gabbianelli, hanno partecipato al Primo Maggio grazie al contest dedicato, arrivando finalisti accanto ad altri due gruppi. La loro performance è stata ben apprezzata e noi abbiamo incontrato proprio Matteo dopo il bagno di folla, per una breve e mirata intervista.
Ecco cosa ci siamo detti.

Innanzitutto, per te cosa significa essere qui al Primo Maggio?
Significa che finalmente qualcuno si è accorto che questo gruppo spacca tutto. Poi che è bello suonare davanti a tanta gente ed è ciò che voglio fare, con sempre più presenze ai nostri concerti, quindi avendo visto che lo so fare e mi piace, vorrei continuare. Non fa mai male.

Come avete vissuto il contest?

Noi odiamo i contest e i concorsi, non li faccio mai e mi stanno sulle scatole. Odio anche il principio del concorso, perché- non per sembrare arrogante- noi suoniamo da tanti anni, in tutta Italia, e insomma, di cose ne abbiamo fatte. Quindi suonare qui col contest mi dà fastidio, perché è come tornare in mezzo ai bambini. Io son pure grande, tra l’altro, quindi… (ride)
Però è stato bello perché quando vinci qualcosa è sempre una soddisfazione. Credo ce lo meritassimo, del resto il nostro staff ha fatto un lavoro enorme di divulgazione, perciò ci hanno votati in tanti e durante il live effettivamente, dai, abbiamo spaccato.

Questa è la festa del lavoro, ma spesso i musicisti non vengono considerati lavoratori. Tu che ne pensi?
Esatto, è una pessima cosa. Infatti a me le feste dell’Unità hanno sempre fatto incazzare, perché gli amici che facevano liscio li pagavano, poi i gruppi meno famosi o emergenti no, anzi, dovevi pure ringraziarli che ti facevano suonare. E proprio i comunisti facevano ‘sta cosa! Quindi è vero, soprattutto in Italia non si concepisce il musicista come lavoratore, tant’è che ti chiedono “Sì, ma come fai a vivere?”. E invece, per fortuna, in questo momento di crisi è successo che per sopravvivere il lavoro bisogna inventarselo: così un lavoro assurdo come il musicista è più mestiere di quello al call center. Dopo anni di sacrifici da musicista ottieni una posizione e pure un riconoscimento economico, quindi siamo molto ottimisti da questo punto di vista.

Un tempo c’era solo il concertone a Roma, ora c’è quello di Taranto, il Primo Maggio dei Castelli… Tu perché hai scelto questo?
Infatti ci avevano detto che a Taranto era più fico, abbiamo rosicato. Però devo dire che non c’era il contest e non c’era la televisione, non c’era la Rai.
E comunque quando son salito sul palco e ho visto quanta gente c’era ho capito che no, è ancora questo il concerto del Primo Maggio (ride).

Scroll To Top