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  • Kyuss: Welcome To Sky Valley

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Post-stoner rock totale

Una consacrazione annunciata. Il 1994 porta i Kyuss nelle fertili braccia dell’Elektra ed è subito un successo eclatante. “Welcome To Sky Valley” si candida nel complesso a diventare uno dei dischi rock più determinanti della storia della musica moderna. Il cosiddetto genere ‘stoner’ prende forma diversamente da quello più ‘scolastico’ del precedente album: se in “Blues For The Red Sun” le corse avvengono sulla terra, la dimensione della nuova produzione di Homme e soci si dilegua, come ben specificato dal titolo (seppur ufficioso), nel cielo e nello spazio, luoghi (?) ancor più irraggiungibili e sfuggevoli. Il sound è vario, complesso, come se scritto e riprodotto da milioni di mani e voci. “Welcome To Sky Valley” è come una droga: ti incazzi se non ne hai più, senti il bisogno di assumerne in continuazione, di assimilarne ogni gusto e contenuto.
Tra gli high-light pertinenti alla line up da segnalare in ordine: il basso di Scott Reeder, che porta maggiore fantasia e tecnica al servizio del piacere melodico; ma soprattutto il corso straripante dei fiumi Tigri ed Eufrate, Josh Homme e John Garcia, artisti di una bravura mostruosa, fulcro determinante di ogni spostamento compositivo del macchinario indiavolato a nome Kyuss.
Si tratta di un’opera divisa in 3 capitoli, ognuno storia e fisionomia a sé. InI” con “Gardenia” si mettono subito le cose in chiaro: riffone da standing-ovation e più in generale quasi 7 minuti di variazioni sul tema in perfetto stile Kyuss. Variazioni e cambi d’umore anche nella successiva strumentale “Asteroid”, in cui l’eclettico chitarrismo di Homme sembra ripercorrere il viaggio di un meteorite, fluttuante nello spazio prima, precipitoso e infuocato poi, attratto dalla forza di gravità terrestre (musicalmente: l’accelerazione finale è il preludio a un imminente impatto).
Per cui dopo un inizio tutt’altro che rilassante, ci si aspetta nella parte centrale una ‘calmata’. Ma il decollo di un’astronave richiede per forza qualche turbolenza. “100°” è heavy metal fino al midollo e fa da preludio all’eterea “Space Cadet”: l’astronave ora vaga soave nello spazio ed è ancora un acustico Homme a tradurlo in musica, con John che sussurra stranito “Draped in sun, hands in sand/Earth acid cleanses me, cleanses me clean/But the world it never comes”. A chiusura della 2a saga il classicissimo “Demon Cleaner”, rock rassicurante e scacciapensieri. Ma il meglio deve ancora venire e in “III” i Kyuss superano ogni barriera spazio-temporale. “Odyssey” è fuoco e ghiaccio assieme. In “N.O.”, con ospite Mario Lalli (Fatso Jetson) alla chitarra solista, si ottiene un dolce intruglio di acido-retrò intinto in salsa desertica. La cigliegiona sulla torta è l’epica “Whitewater”, canzone sofferta e sontuosa, sintesi perfetta dell’universo dipinto in “Welcome To Sky Valley.
‘Listen Without Distraction’ recita il booklet del disco… ma le raccomandazioni del gruppo sono inutili, poiché risulta davvero arduo riuscire a staccare la spina durante i 50 minuti di “Welcome To Sky Valley”: il viaggio inizia e non si può più tornare indietro. Per fortuna.

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