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L’Affare Bonnard: Ossigeno dai rifiuti

“L’Affare Bonnard” è un thriller italiano prodotto a esclusivo budget privato e distribuito dalla neonata Blukita. Ambientato tra Istanbul e Capri, segna l’esordio alla regia della scrittrice casertana ma milanese d’adozione Annamaria Panzera, già nota agli appassionati per i gialli “Ultima Estate a Capri” e “Il Gemello Inatteso”. Il film è tratto dal romanzo omonimo scritto dalla Panzera, e mai pubblicato.

La storia ruota attorno ad una preziosa formula scientifica nel campo dello smaltimento dei rifiuti, elaborata da un geniale ingegnere chimico, che consente la trasformazione dei rifiuti in ossigeno. Gli interessi in gioco sono enormi e ci sono persone disposte a tutto pur di avere la formula, tant’è che l’ingegnere viene rapito e finisce in giri loschi. In suo aiuto accorre Piero, il conte della Rosazza, che tra mille rocambolesche avventure e colpi di scena risolverà l’intrigo internazionale con l’aiuto del comandante dei carabinieri di Capri, in un finale in cui nessuno è veramente innocente…

Vi siete appassionati? …Ma come? Il film, aggirandosi dalle parti del thriller e del poliziesco, dovrebbe avere un ritmo serrato e invece sembra una soap-opera che fa rimpiangere le fiction da prima serata di Rai Uno. La storia si complica e la noia cresce, e a nulla servono gli sparacchi di tanto in tanto.
La mancanza di mordente, da cui la noia, è data proprio dall’assenza di quei fattori che dovrebbero tenere in piedi qualsiasi film: la regia, spicciola e ripetitiva, con inquadrature banali, senza respiro (o meglio senza una prospettiva originale, qualsiasi essa sia, ma una) fisse per troppo tempo oppure in movimento, ma con goffaggine, imprecise; i dialoghi, davvero imbarazzanti, letterari, anzi no, che ben si attaglierebbero a quella letteratura artificiosa e stucchevole che pure vanta una tradizione molto ampia. Aggiungete un doppiaggio da cani, che amplifica ancor di più l’effetto soap-opera.

Unica nota positiva, la colonna sonora del grande Eugenio Bennato, un sapiente mix di ritmi mediterranei, che però viene usata con ridondanza dalla regista.

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