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L’altra parte del mondo

L’aspetto più affascinante del punk australiano sta nel suo aver sempre elaborato stili e tendenze in maniera autonoma rispetto al resto del mondo; non parliamo tanto di impermeabilità dalle influenze esterne, quanto piuttosto di una spontanea indipendenza oceanica dai ritmi imposti dall’egemonia dei grandi padroni del rock’n roll, in primis gli Stati Uniti. Questa libertà genetica, radicata nel tempo a partire dai favolosi anni 70 dell’aussie rock, trova una perfetta incarnazione ai giorni nostri in una serie di nomi interessanti, tra i quali citiamo Eddy Current Suppression Ring, Super Wild Horses, Beaches, Witch Hats, Dead Farmers e UV Race, il gruppo di cui si parlerà oggi.

Linearità ed irregolarità, orecchiabilità e dissonanza: gli UV Race stanno basando un’intera carriera musicale sul gusto di essere fraintesi. Non è un gioco semplice muoversi con agio sul filo di una continua ambiguità, aggiornando di volta in volta il proprio suono in funzione dell’effetto che si vuol generare, ma i ragazzi riescono benissimo nel compito e stravolgono le linee del loro post punk con quel gusto pienamente australiano di cui si parlava sopra. Sarebbe banale citare Scientists e Saints: molto altro bolle nella pentola e son tutti ingredienti di qualità.

Dopo l’uscita in full length del 2009 per la Aarght! Records, da pochi mesi il gruppo ha messo in circolazione la cassetta “Homo”, dieci tracce che portano avanti il discorso del gruppo senza sbavature ne eccessi di sorta: la formula è perfezionata e gli ingranaggi ora girano con una regolarità che in precedenza mancava. “Burn That Cat” è una delle migliori canzoni rock’n roll ascoltate nel 2010. Un gruppo da conoscere, valido ed invitante punto di partenza per esplorare una delle scene musicali più interessanti al mondo.

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