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L’amore, la puzza di pesce, l’amore

Il Lazzaretto è una struttura situata nel porto di Ancona e progettata da Vanvitelli nella prima metà del Settecento. Si affaccia sull’Adriatico ed è la sede dello Spilla 2011, il festival che si concluderà il trenta giugno con gli Is Tropical, altro gruppo settecentesco. La cornice del festival è talmente evocativa che uno, se vuole, può alzare la testa e guardare le stelle o uscire un attimo e respirare l’aria buona, dare un’occhiata ai pescherecci. Quel che preferite. In alternativa, sul palco c’è la gente che suona e, in questo caso, la gente che suona è Neil Hannon, o meglio, Divine Comedy. L’acustica è buona, l’ambientazione è meglio. Fate un po’ voi.

Neil Hannon, già lo si diceva, è il tipico compagno delle medie che tutti sfottono perché è un po’ nano e un po’ solitario. Poi diventa adulto, torna dai compagni e dice loro: «Voi mi sfottevate perché esternavo i miei sentimenti nelle pagine di diario, ma guardate, ora ho i fan, sono persino estroso».

Testina sale sul palco laconico, quasi svogliato. Dice: Bene, in quest’ultimo periodo ho cominciato a suonare il nuovo disco dall’inizio alla fine, vi va bene? Tranquilli, comunque, poi suono anche i pezzi forti. Tutti rispondono: iiiiiiiiiiiii. Comincia. “Down In The Street Below”. Cresce. «Questa è dedicata a Portogallo, Grecia e Irlanda». “The Complete Banker”. Via così. «Questa è dedicata a Silvio Berlusconi». Attacca “Bang Goes The Knighthood”, probabilmente il valzer più bello e più ironicamente moralista mai scritto sull’arrivismo e sul declino morale della classe politica.

(L’Italia oggi è un posto migliore perché le band straniere possono riempire gli spazi tra una canzone e l’altra discorrendo di argomenti che non siano la pizza e il bel tempo).

E invece Hannon non è svogliato né tantomeno laconico. Certo, in “Island Life” si rimpiange l’orchestra e, quando Hannon sbaglia, fa autoironia, ricomincia, sventra le canzoni autodeprecandosi o lodandosi moltissimo. Durante “At The Indie Disco” spinge il pubblico a battere le mani, poi a schioccare le dita. Alla conclusione dice: «You rock. (And so do I)». Gigioneggia da far brillare gli occhi.

Fine della prima parte. Hannon dice: «Ora mi cambio d’abito». Si sfila la cravatta. Aggiunge: «Meglio di Lady Gaga eh?»
Poi snocciola i suoi successi ispirati, quelli che tutti possono cantare. “The Pop Singer’s Fear Of The Pollen Count”, “Perfect Lovesong” («Here’s a song about love. I do a lot of those») con tanto di cambio di capotasto, “The Frog Princess” con tanto di Marsigliese e fischiettii del pubblico, “Our Mutual Friend” con i tre massacranti versi finali.

Insomma, come è andata? In maniera perfetta. Forse fin troppo perfetta: il pubblico, seduto, è esageratamente disciplinato e interviene con moderazione. Non c’è lo scambio di energia che c’era, che ne so, a [Inserire data a caso] dei Divine Comedy. Eppure funziona. Più di un’intera generazione è cresciuta facendosi illudere sull’amore da uno (Neil Hannon) con la faccia da colto seminarista malinconico, uno che ci crede davvero, uno che sortisce lo stesso effetto placebo che Molly Ringwald scatenava nelle femmine nel 1986. E ci si convince che, in fondo, a dispetto di tutto, abbia ragione lui.

Down In The Street Below
The Complete Banker
Neapolitan Girl
Bang Goes The Knighthood
At The Indie Disco
Have You Ever Been In Love?
Assume The Perpendicular
The Lost Art Of Conversation
Island Life
When A Man Cries
Can You Stand Upon One Leg?
I Like
The Pop Singer’s Fear Of The Pollen Count
Everybody Knows (Except You)
Songs Of Love
A Lady Of A Certain Age
Perfect Lovesong
Generation Sex
Our Mutual Friend
*
Tonight We Fly
National Express
The Frog Princess

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