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L’arte del mumblecore

Un genere ancora poco conosciuto quello del mumblecore, nato all’inizio degli anni 2000 e ancora nel pieno della sua crescita e del suo sviluppo. Trattasi di un cinema estremamente indipendente, prodotto con pochissimi soldi e affidato principalmente alla forza di dialoghi incessanti e inarrestabili, ma soprattutto alla capacità di improvvisare degli interpreti.

Tra i più importanti rappresentanti di questa “corrente artistica” ci sono i fratelli Jay e Mark Duplass che nel 2008 hanno sbancato alla Festa Internazionale del Film di Roma con l’originalissimo e simpaticissimo “Bughead“, nel quale due coppie di ragazzi si riuniscono in un cottage per scrivere la sceneggiatura di un film e si ritrovano a dover affrontare problemi irrisolti tra loro, ma soprattutto il terrore per l’arrivo di strane presenze.

Lo stesso Mark Duplass è stato protagonista poi protagonista di “Humpday – Un Mercoledì Da Sballo“, distribuito anche in Italia quest’anno, nel quale ha recitato accanto a Joshua Leonard per la regia di Lynn Shelton: il protagonista, un uomo sposato e posato, riceve la visita del migliore amico scapestrato e fuori di testa che gli propone di girare un film porno omosessuale per dimostrare di non avere barriere mentali e di essere ancora in grado di divertirsi e fare pazzie.

Anche se un’altra peculiarità del mumblecore è quella di avvalersi di attori sicuramente valenti ma poco conosciuti, con l’ultimo film appartenente al filone, “Cyrus“, abbiamo avuto una gradita eccezione: John (John C. Reilly), separato da sette anni, è ancora depresso per l’abbandono della moglie (Catherine Keener), rimasta amica del suo ex e desiderosa di vederlo sistemato con un’altra donna: lo porta allora ad una festa insieme al suo futuro marito e qui John fa la conoscenza di Molly (Marisa Tomei), con la quale si sente subito in sintonia. Tra i due nasce qualcosa, ma superare l’ostacolo del figlio 21enne e morbosamente geloso di lei (il giovane ma già affermato Jonah Hill), sarà quasi impossibile.

Il film si affida, ovviamente, alla maestria dei bravi attori che lo interpretano, ma anche ad un sapiente mix di ironia, commedia e dramma, rimanendo sempre in equilibrio e non esagerando mai nei toni. Altro marchio di fabbrica del mumblecore, stavolta registico e presente anche in “Cyrus”, è l’utilizzo di ripetute zoomate sui primi piani nei momenti topici o sui gesti più significativi compiuti dai vari protagonisti.
L’unica pecca che possiamo imputare al film è una certa prevedibilità negli snodi narrativi e nelle soluzioni dei vari rapporti interpersonali, compensata però da una apprezzabile anticonvenzionalità formale e stilistica.

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