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L’attacco della piovra

Il blues punk è un fenomeno musicale sorto verso la fine degli anni ’80, giunto alla sua massima diffusione intorno alla metà dei 90s e dato per morto poco dopo l’inizio del nuovo millennio: come ogni fenomeno musicale ovviamente presenta continue recrudescenze, anche se si può definitivamente dire che il suo apice è un ricordo lontano nel tempo, e le vie espressive che consente di percorrere ai nostri giorni in maniera originale son sempre più strette.

Accade però che del mondo musicale, parlare utilizzando categorizzazioni rapide come quella appena presentata finisca per non soddisfare, se non addirittura per fuorviare, soprattutto nei confronti di un genere come il punk, considerato cadavere un paio di anni dopo la sua nascita, ma tutt’oggi “alive and kicking” nell’infinità delle sue mutazioni ed ibridazioni. In base a questo assunto possiamo dire che scavando nell’underground si possono ancora trovare menti elette in grado di cavare sangue dalle rocce e capolavori dal blues punk più di vent’anni dopo la nascita del genere. Pochi mesi fa abbiamo parlato dei Feeling of Love, oggi tocca ai torinesi Movie Star Junkies.

I MSJ, come li chiameremo per comodità, non sono però seguaci pedissequi di uno stile che si è fatto maniera, ma assumono le semplici strutture del blues punk e le radicalizzano, le violentano, improntando i propri pezzi in base ad una scrittura che possiamo definire barocca e radicale allo stesso tempo. Il loro è un percorso creativo che prende le mosse dalla corrente lo-fi e da una schizofrenia sonora che congiunge a perfezione minimalismo e tradizione. I primi singoli, piccoli capolavori di elaborazione stilistica, mostrano subito il loro approccio unico, che contemporaneamente rispetta la tradizione e punta il dito in direzione della via di fuga da ogni schematismo; lo stupendo split con Feeling of Love uscito un paio di anni or sono su Rijapov Records è l’esempio perfetto per stigmatizzare la mentalità del gruppo; un brano come “Do The Kick” può ben riassumere il loro modo di comporre blues del terzo millennio, unendo una semplicità di stampo 90s a sonorità sghembe che sconfinano improvvisamente nel noise, il tutto condito da un dilaniante assolo di sassofono.

È in quest’ultimo anno che però i MSJ hanno raggiunto il vero successo underground, aiutati dall’ottima capacità di infiammare il pubblico dal vivo e dall’uscita del primo LP su Voodoo Rhythm, Melville. Il sound si è evoluto, la produzione si è fatta più pulita, è scomparsa parte delle spigolosità, almeno in apparenza. In realtà il blues si è cristallizzato ed ha acquisito una forma vitrea, la molta energia viene ora sublimata, la materia è filtrata attraverso nuove consapevolezze, fatte di generi collaterali come il post-punk, il noise, in virtù delle quali si rilegge il genere e lo si innalza: come se più che ciò che si sente contasse ciò che non si sente, la tensione sotterranea, la scarica elettrica in agguato, l’accordo non suonato. Meravigliosa ricapitolazione è la title-track, Melville, che col suo incedere marziale e la sua solennità riassume a meraviglia l’intero discorso e mette il punto ad una delle più interessanti realizzazioni degli ultimi anni.

La piovra rappresentata sulla cover del disco può riassumere bene la conformazione che i MSJ hanno ormai assunto: una creatura tentacolare, vorace, che esegue un attacco alla musica tanto potente quando inesorabile, ghermendola non solo frontalmente ma da ogni direzione. Un assalto sonoro completo sotto tutti i punti di vista: in definitiva, uno dei pochi possibili ai nostri giorni.

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