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L’Auditorium impazzisce per Goran Bregovic

Arrivati all’Auditorium Parco della Musica di Roma ci troviamo davanti una fila incredibile: gente di tutte le età, tutta per lo spettacolo tarantato di Goran Bregovic. Pochi minuti ancora, poi si accendono le luci e da sopra il palco della Cavea si sentono le trombe suonare. Sta per iniziare il concerto. La gente in sala comincia a scalpitare.

Cresce l’attesa di veder entrare il maestro serbo Bregovic. Eccolo lì, sale sul palco con la sua Wedding & Funeral Band accompagnata dall’orchestra del Salento e saluta il pubblico che lo acclama. Bregovic sta al centro tra le due bande, con il suo consueto tailleur bianco che lo rende distinguibile dalle altre 16 presenze sul palco.

Si aprono le danze e sul palco si alternano le dolci voci femminili salentine di Enza Pagliara e Alessia Tondo e le due maschili di Antonio Castrignanò. Mentre Claudio rimane sul posto cantando qualche pezzo sulle note della sua fisarmonica, Antonio, a suon di tamburello, inizia a saltellare da una parte all’altra del palco.

Dopo i primi pezzi di riscaldamento “Hopa Cupa” e “Torchiarolo”, l’atmosfera si infiamma, e anche gli animi delle persone presenti nella Cavea. La gente si abbandona alle danze popolari e inizia a scatenarsi e a farsi travolgere dalla musica. Una parte del pubblico resta ad ascoltare passivamente il concerto, gli altri alzano le braccia a ritmo, alcuni decidono di togliersi le scarpe per addentrarsi meglio nell’armonia musicale. Tra i brani eseguiti si ripropongono la “Pizzica di San Vito” e “Pizzicarella”, due tra le tipiche canzoni immancabili nelle performance tarantellate.

Il concerto non lascia desiderare e vi scorgiamo un connubio perfetto tra l’orchestra balcanica di Goran e quella salentina della Notte della Taranta. Tamburelli e ottoni scatenanti hanno “pizzicato” l’intero Auditorium.
Goran, invece, è un po’ troppo pacato, diverso da come siamo abituati a vederlo solitamente: non canta e non interagisce molto con la platea. Sembra che Bregovic non ripaghi della stessa moneta il suo pubblico, decisamente affettuoso. Forse Goran è particolarmente emozionato e non riesce a dare il meglio di sé.

Le gente continua a ballare per tutta la durata del concerto, senza accennare la minima stanchezza: anzi, più si va avanti e più il clima è piacevole e coinvolgente. Due ore di concerto apprezzate e godute dalla prima all’ultima nota.
“Kali nikta” sarebbe dovuto essere l’ultimo brano secondo quanto Bregovic fa credere al pubblico. In realtà, è già previsto il bis con “Bella Ciao”, che, suonata e cantata da lui, è veramente qualcosa di unico e ineguagliabile, e lui lo sa. «Questa è la mia preferita, è la canzone più significativa della storia della resistenza e voglio condividerla con voi», afferma il maestro. È impossibile davvero controllarsi e “Bella Ciao” coinvolge veramente tutti. Probabilmente non è la preferita solo del maestro. Finalmente dopo un’intera serata in cui lo abbiamo vissuto come poco presente, Goran si scatena insieme ai presenti. Il pubblico resta talmente soddisfatto che aspetta a grande richiesta un altro “bis”. Ma il concerto sembra essersi concluso.

Restiamo dentro qualche minuto in più ad attendere, mentre la gente grida “fuori, fuori”, con la speranza di averne ancora, ma le luci, che per un attimo si riaccendono sul palco, sono solo una falsa, e un po’ sofferta, speranza. Nonostante il mancato “bis-bis”, siamo usciti tutti molto appagati, più che per il Maestro in sé, per le orchestre, le vere protagoniste della serata.

Hopa Cupa
Torchiarolo
Stornelli (Javica)
Te sira
Aremu
Pizzica di Nardò
Cammina Ciucciu
Pizzica minore
La tabaccara
Ojda Ojda – Santu Paulu
Quantu me pari beddha
Pizzica di San Vito
Aria Gaddhipulina
Pizzicarella
Ederlezi
Menamenamò
Kali nikta

Bis:
Bella Ciao

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