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L’Avant-Punk: L’obliquità pt. I

Da alcuni anni si è andato imponendo negli Stati Uniti un deciso gusto per l’obliquità musicale: quando la nozione di genere musicale ha iniziato ad imporsi come gabbia alla creatività, alcune menti elette hanno deciso di aprire nuovi percorsi attraverso una sperimentazione senza compromessi, ragionando al di fuori dei preconcetti di sorta su tutto quanto concerne il brano musicale, cercando nuovi numi tutelari in oscurità fangose, incrociando, anzi ibridando, il punk con il post punk, l’art con il noise, la new wave con il minimalismo e dimostrando come non vi sia limitazione possibile all’ingegno di chi ha idee e sa come imporle. Da oggi per alcune puntate ci proponiamo di presentare attraverso rapide panoramiche alcuni di questi ensemble ed introdurre il lettore ad una parziale conoscenza di queste nuove correnti che stanno stravolgendo l’underground musicale.

Partiamo alla grande con uno dei nomi più chiacchierati dell’intero panorama, i Mayyors. Il gruppo di Sacramento impone una perfetta unione di noise e punk, incanalando valanghe di frequenze distorte all’interno di strutture geometricamente perfette. La loro natura fortemente ritmica, con drumming micidiali e poderose linee di basso, non soffoca una vena schizofrenica che sperimenta attraverso keyboards e campionamenti ogni sorta di rumore e pesta con energia sul nervo scoperto. La loro terza uscita in vinile, “Deads”, è stata una delle conferme ed al contempo delle sorprese più grandi di questo 2009. Micidiali.

Il secondo gruppo di oggi sono gli FNU Ronnies, velenoso e deviante trio di Philadelphia, che ha come principale scopo della propria ricerca sonora quello di spiazzare gli ascoltatori attraverso continui ed inesorabili cambi di identità.
Post Punk, Elettronica in salsa lo-fi, wave oscura: tutto ciò che fa brodo è indiscriminatamente inserito nel calderone. Art-noise spinto alle estreme conseguenze. “Meat”, il singolo di debutto è un capolavoro assoluto e il seguito, “Golem”, ne è un degno successore.

Concludiamo questa prima puntata con i Factums, misterioso e radioattivo trio di Seattle e Chicago. La loro ricerca musicale, molto più approfondita quantitativamente di quella degli altri gruppi oggi proposti, affonda le radici in melmosi terreni elettro-psichedelici e genera mostri di inizio millennio, con non troppo lontani echi dei mantra dei Cabaret Voltaire e delle perversioni sonore targate Throbbing Gristle. In arrivo un nuovo album su un’eccezionale etichetta di Brooklyn, la “Sacred Bones”.

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