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L’Avant-Punk: Mutazioni Pt. II

Il tema portante di questa seconda puntata del nostro viaggio nell’underground del cosiddetto “weird punk” è la mutazione. Partiamo da lontano: gli anni ’90 sono stati dominati dal fiorire del blues-punk, genere che cercava di stabilire un ponte, meno azzardato di quanto si possa pensare, tra generi di blues particolarmente ritmici (ad esempio il “Delta”) e fenomeni musicali come il garage 60s, il punk, o nel caso dei Pussy Galore addirittura il noise. L’esaurirsi del fenomeno, con lentezza e con strascichi che arrivano in alcuni casi fino ai giorni nostri, ci ha consegnato un vastissimo repertorio ed una grande quantità di gruppi che però raramente son riusciti a sopravvivere fino al nuovo millennio.

Il salto in avanti ci porta ai nostri giorni, al trionfo del “post-tutto”, al momento della rilettura di ciò che è stato in funzione di un rinnovamento che doni nuovi suggestioni: il 2009 è l’anno che segna la seconda giovinezza di tre nomi eroici dell’epoca d’oro del blues-punk, che sono riusciti a rivoluzionarsi ed a consegnare uscite da annoverare tra i capolavori del nuovo underground: parliamo dei Bassholes, dei Cheater Slicks e di Dan Melchior. Su ognuno dei tre nomi si potrebbero scrivere libri: ci perdonerete se per ragioni di spazio non ne faremo che una presentazione per grandi linee.

Partiamo dai Bassholes del professore Don Howland, uno che il blues l’ha letto in ogni salsa, sin da quando a metà anni ’80 suonava nei leggendari Gibson Bros. Il blues dei Bassholes si è sempre distinto per la forte venatura folk country che, unita alla primitività del punk, ha regalato prodotti eccentrici e devianti pur nella loro forte aderenza alle tradizioni. Dopo esperimenti con altri gruppi come i Wooden Tit, negli scorsi mesi ha iniziato a circolare “And Without a Name”, nuovo lavoro dei Bassholes e si è subito gridato al miracolo. Il blues punk si è evoluto, dal Lo-fi si è arrivati al No-fi. Bagliori noise si stagliano su strutture vicine ad un’aurea classicità, le sonorità conoscono un rivoluzionamento senza precedenti nella storia del gruppo. Cambiar veste per sopravvivere come si deve: come è scritto sul loro Space “Since 1992, until 2112″

I Cheater Slicks sono uno dei gruppi più longevi dell’intera corrente: la loro forza è stata proprio quella di essersi accodati al serpentone blues-punk pur senza mai lasciarsi inglobare, anzi, ingoiare da questo, rimanendo sempre distanti dagli stereotipi e distinguendosi sia per l’angolarità dei loro suoni che per una vena cupa non troppo sotterranea. Il 2009 è stato l’anno del rinnovamento anche per loro: al ventiduesimo anno della loro esperienza i tre bostoniani pubblicano “Bats in the Dead Trees” e la gente non crede alle proprie orecchie; pura sperimentazione sonora, foreste in cui il confine tra suono e rumore prima diventa labile, poi scompare del tutto. Poco dopo esce il singolo “Erotic Woman”, due nuove canzoni, entrambe di 2’47”, in cui i Cheater Slicks si riallacciano alla loro precedente esperienza, pur mostrando come la loro inquietudine non sia stata stemperata dal tempo, bensì acuita.

Per Dan Melchior il discorso è differente. Inglese, arrivato alla ribalta più tardi degli altri, legato al Paisley Underground, era autore di un blues tradizionale che inglobava elementi garage soprattutto quando suonava con la sua band, Broke Revue. Il vero scarto lo ha compiuto negli ultimi due anni, quando il suo nuovo gruppo, Dan Melchior und Das Menace ha iniziato a tirar fuori una serie incredibile di singoli-capolavoro, mettendo in mostra un’abilità nel songwriting come nessun altro nell’ambiente. Piccoli/grandi colpi di genio weird-blues, un’ampia serie di diamanti perfettamente compiuti, una fonte creativa che sembra non conoscere siccità di sorta. Il consiglio è quello di cercare qualsiasi cosa messa sul mercato da questa mente eletta, degustarla ed imparare come si fa a cambiare senza rinnegare le proprie esperienze passate. Lezioni di musica.

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