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L’eterno dilemma tra arte e scienza

Galileo come scienziato, Galileo come uomo di lettere e Galileo come uomo di grande sensibilità: questi sono i soggetti scelti da Studio Azzurro per lo spettacolo teatrale “Galileo all’Inferno – Cosmodramma Interattivo”, in scena dal 10 al 12 luglio al Teatro degli Arcimboldi a Milano.

Il progetto prende vita dalla collaborazione con il Balletto dell’Open Haus di Norimberga e trova espressione nell’adattamento italiano di Paolo Rosa (regista) e Roberto Castelli (coreografie).
Un tentativo, quello di Studio Azzurro, di interpretare e proporre una nuova chiave di lettura per un personaggio già ampiamente scandagliato. Galileo diventa fulcro – e pretesto – di un dibattito sulla possibilità di conciliare il rigore matematico, la scienza esatta, con l’effimera arte della parola. Centro nevralgico dell’azione sono le “Due lezioni all’Accademia Fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell’Inferno di Dante”, in cui il Maestro ripercorre i gironi dell’inferno dantesco calcolandone misure e stimandone proporzioni.

Un viaggio che diventa simbolo di un’insanabile quanto imprescindibile commistione di letteratura e scienza, in cui viene a galla la fragilità terrena di un personaggio sempre trascurato dal punto di vista del dubbio e del sentimento, che ne hanno umanamente animato la vita privata e familiare. La performance interattiva proposta dalla compagnia è un intreccio di teatralità e multimedialità, supportata dalla partnership con CALLAS, iniziativa di ricerca a favore della collaborazione tra industria del software, università scientifiche e istituzioni internazionali del mondo dei media e della cultura, che favorisce lo sviluppo e la realizzazione di questo micro-macro cosmo interattivo, alla base della pièce teatrale.

I pochi minuti di rappresentazione messi a nostra disposizione non rendono giustizia ad un intento così pregevole e ad un argomento tanto affascinante, non ci consentono quindi di giungere ad una valutazione definitiva sull’intellegibiltà della sua realizzazione. Questo perché la volontà di stupire nel ricercare percorsi alternativi rischia, molto spesso, di scivolare nell’intellettualismo più oscuro. Il processo alle intenzioni produce comunque sentenza di assoluzione per il progetto dei Nostri, che sfidano – e speriamo vincano – la battaglia contro la banalità.

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