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L’evoluzione della pubblicità

Accade sempre più spesso che, alla classica pubblicità, le aziende ne preferiscano una più occulta e subdola.

La tradizionale forma della comunicazione si è spesso servita di un testimonial, in genere rubato al mondo dello spettacolo, che elenca le qualità del prodotto commercializzato. La voce viene “dall’alto”, da qualcuno, cioè, che la gente ritiene attendibile, proprio in ragione della sua notorietà.

Ma il trucco ormai funziona con difficoltà e la gente si fida più spesso del passa-parola proveniente dall’uomo comune che dei testimonial.
Questo le aziende lo hanno capito e hanno preso a sostituire quella voce dell’alto con tante voci della strada, provenienti cioè dalla stessa categoria dei consumatori.
Un primo esperimento lo aveva fatto, tempo fa, la casa di un noto detersivo, con la storica proposta, ad una casalinga qualunque, dello scambio di due fustini al posto di uno.

Oggi invece i produttori, per pubblicizzarsi, cominciano a servirsi di internet. Il consumatore indeciso usa spesso informarsi sulle qualità del prodotto andando a consultare forum e blog. E, quindi, cosa di meglio che pagare (con denaro o, in natura, attraverso partite gratuite del prodotto in questione) gli utenti di internet, affinché elogino pubblicamente le doti del bene su forum e blog?

Ebbene, questi, per la Federal Trade Commission statunitense, sono messaggi pubblicitari e ad essi si devono applicare le norme sulla stampa: in altre parole, il blogger può pubblicare raccomandazioni pagate di prodotti, o postarle in un forum, purché, in tali messaggi, appaia chiaramente la relazione tra chi scrive e l’azienda. In caso di inottemperanza alla norma è prevista una multa fino a 11.000 dollari.

È facile immaginare come norme di questo tipo non debbano compiere un viaggio particolarmente lungo prima di sbarcare anche nel nostro continente, con un Parlamento Europeo così attento alla tutela del consumatore. Già la Direttiva comunitaria n. 2005/29/CE ha comunque imposto ai dipendenti e collaboratori di aziende di fingersi entusiasti di prodotti se non chiariscono subito lo scopo promozionale del loro messaggio.

La difficoltà a questo punto sarà dell’interprete della legge, che dovrà capire quando si è in presenza di pubblicità e quando invece di una semplice opinione.

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