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L’iconoclastia del Palio di Siena

Nella prima metà dell’ottavo secolo, nell’impero bizantino, si fece spazio un movimento politico-religioso che andava sotto il nome di “Iconoclastia“. Ossia la convinzione che la riproduzione in arte degli elementi di culto religioso portasse all’idolatria e quindi al peccato. Via quindi le immagini di Cristo, della Madonna e di tutto il contorno, che vennero presto distrutte e vietate.
Una teoria malsana, lontana dall’evidente considerazione che il popolo si avvicina alle idee solo grazie alla volgarizzazione delle stesse, ossia attraverso la loro rappresentazione: insomma attraverso una forma di “pubblicità“.

Tutt’oggi ci sentiamo in pieno medioevo quando leggiamo che il Consorzio per la tutela del Palio di Siena ha minacciato un’azione legale contro la Sony Computer Entertainment Europe Limited affinché quest’ultima rimovesse, dal videogioco “Gran Turismo 5” (in commercio da questo novembre), i disegni delle bandiere e ogni altro riferimento alle contrade. Il videogame, come risaputo, è una corsa automobilistica attraverso le strade di mezzo mondo. E i disegnatori avevano pensato, per rappresentare il passaggio delle auto da Siena, di riprodurre i segni distintivi del famoso Palio. Non più, quindi, l’Italia come centro di sparatorie mafiose o il classico Colosseo coi gatti e la spazzatura per strada. Ma qualcosa di nuovo.

Macché… Peccato mortale! Il Consorzio si è ribellato chiedendo la cancellazione di tutti i riferimenti sui quali esistono diritti esclusivi delle Contrade. E Sony ha obbedito ritirando dal mercato il materiale prima del lancio del videogioco.

Mentre Siena perdeva un’occasione di farsi pubblicità gratuitamente e incentivare il turismo, il Consorzio esprimeva “soddisfazione e ringraziamento” per la decisione della Sony.
«Oltre che per il buon esito degli aspetti prettamente giuridici della vicenda – proseguiva la nota – il Consorzio esprime soddisfazione in quanto le ragioni di fondo del proprio intervento, e cioè la tutela del Palio quale patrimonio storico e culturale della comunità senese, sono state comprese dalla Sony. L’azione del Consorzio è infatti sempre tesa a verificare che le licenze per la riproduzione di simboli del Palio siano legate a finalità compenetrate nel contesto della tradizione e capaci di far comprendere e valorizzare l’identità e l’immagine delle Contrade».

Rimaniamo interdetti. Interdetti di come si possa confondere il fine di lucro dalle ragioni meramente espressive ed artistiche. Ecco dove può spingersi l’estremizzazione del copyright, ecco perché il popolo si ribella. Gli elementi del Palio fanno ormai parte del patrimonio artistico nazionale e di certo la loro rappresentazione all’interno di un semplice videogame non avrebbe portato alla Sony un lucro ulteriore ed illecito.

Ma come spiegarlo a chi pretende di affermare le proprie ragioni più per principio che per interesse reale? Una vittoria di Pirro, quella del Consorzio. Che un po’ ci fa vergognare.

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