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L’indie snobba il (centro) commerciale

Se non avessi momenti di spiccata acidità, potrei rivelarmi come l’ultima delle romantiche. Capace di scavare nel pop e scorgervi poesia contemporanea. Insomma, non sarò di certo una dalle alte pretese, ma il cantautorato del nuovo millennio sa vestirmi meglio di un abito McQueen.

Non ci sono più i tempi di una volta è solo una frase fortunata, almeno per il mercato del vintage. Io qui ora ci sto benissimo. E per dimostrarlo racchiudo in una serata i tempi d’oggi che mio padre vive ma disprezza. Venerdì 16 marzo me ne vado al centro commerciale a sentire Dente.

L’ho incontrato un paio di mesi fa e dell’appuntamento di stasera non sembrava essere contento. Nel frattempo la rassegna Non Luoghi Musicali ha portato sul palco Donà, Bugo e Nada. Tutto liscio come l’olio. Fin quasi a sospettare che il futuro della musica potesse entrare nelle casse dei negozi in franchising ad unico vero guadagno del pubblico (finalmente) non pagante. Ho fatto due conti e ho pensato che con un biglietto risparmiato si comprerebbe un disco originale. Perché una volta asciugato lo smalto mi diverto a fare l’esperta di bilancio.

E invece, come accecata da eccesso di mascara sugli occhi, le previsioni son cadute: il caro Peveri è salito sul palco prendendo le distanze dall’ambiente, dalle luci troppo bianche e dagli alberi finti che crescono sotto il tetto dell’enorme struttura di Marcianise. Certo, il bianco non lo fa bello e il verde finto non è mai sinonimo d’allegria, ma bastava dirlo che l’ironia della serata mirava alla possibilità di una sigaretta accesa.

Così, tra il divieto di fumo e le battute elargite con la chitarra in mano, Dente ha viaggiato tra i quattro dischi all’attivo. Una ventina di brani e tanta spicciola poesia, di quella che a me piace e che mi fa ricordare di essere romantica a giorni alterni. “Piccolo Destino”, “Quel Mazzolino”, “A Me Piace Lei”, “Baby Building”, “Beato Me” e la finale “Vieni A Vivere” sono le note di una serata affollata, ma che manca di equilibrio tra sopra e sotto il palco, tra l’entusiasmo del pubblico e la freddezza della star. Proprio quella star scapigliata che tanto m’è simpatica.

Comprensibile la matta voglia di mettersi nei panni del bello e tenebroso, scontento dei successi e incontentabile nei complimenti. Ma, pensaci mr. Peveri, hai mai avuto un intero centro commerciale tutto per te? Questa è la tua serata: come un’oliva nel Martini, basta poco per essere essenziale ma indispensabile.

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