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L’ispirazione di Marlene

Già Afterhours e Subsonica avevano ripreso nei mesi scorsi a suonare nei piccoli club indipendenti, quasi a voler puntare alle radici delle loro identità indipendenti attraverso l’incontro diretto, puro e senza artificiosità, con il proprio pubblico.

I Marlene Kuntz però vengono da ben altre strutture che i palazzetti di medie-grandi dimensioni precedentemente calcati sia da loro che dai colleghi. Il tour “Uno Live In Love” si è da poco concluso; ma nonostante il cambio di scaletta per l’assetto elettrico, stasera l’approccio mentale sembra rimasto quella della placidità artistica tipica dell’ambiente teatrale.

Con “L’Abbraccio” fanno il loro ingresso spegnendo subito ogni entusiasmo scomposto del pubblico. I bianchi, caliginosi accordi che hanno ridefinito il concetto di andamento tenue nel rock italiano si diffondono nell’atmosfera, insieme al piacere di restare ipnotizzati nel saliscendi d’intensità. I nostri dominano con tecnica sicura l’incastro perfetto di una tessitura complessa e armoniosa.

L’ultima produzione dei Marlene dal vivo suona come un organismo capace all’interno dello stesso brano di episodi di fascinazione incantevole fino a degenerazioni distorte, la cui piena intensità sa sempre fermarsi prima di perdere il proprio lustro estetico. Accade stasera nella drammatica “111″, nella sicura di sé “Fantasmi” e nella cover “Impressioni Di Settembre”, carismatica e insospettabilmente potente, in grado di imporsi pervadendo la sala con il suo ampio respiro e con la primitiva semplicità dell’intuizione melodica.

Ma quando sembrerebbe ora di partire con il noise rock rivivendo la debordante esuberanza degli inizi, questo non accade. “L’Uscita Di Scena”, “A Fior Di Pelle” e “Primo Maggio” ad esempio effondono tutta la loro irrequietezza nevrotica ma senza che il gruppo perda l’attuale aplomb. Anche la sacra triade “Festa Mesta”, “Sonica” e “Nuotando Nell’Aria” indugiano intorno alla giusta misura piuttosto che indulgere ad un’andatura Catartica.

Ma alla sincopata “Ape Regina” i Marlene Kuntz stessi sacrificano generosamente l’istinto dell’autocontrollo trovando un coinvolgimento travolgente, restituendo quella sregolatezza aritmica che spinge alla compulsione ossessiva. Luca Bergia è più di un metronomo (che sarebbe già un complimento per un batterista), è un battito vivo, una pulsazione energica che rappresenta la vera anima ritmica di questa sera.

A rappresentare “Ho Ucciso Paranoia” ci sono l’aggressività abrasiva di “Questo E Altro” e la danza sonica di “Ineluttabile”, arricchita di una sorprendente improvvisazione chitarristica prima della ripresa dell’ultimo ritornello, che ha il compito di chiudere i cento abbondanti minuti di aggressività, visioni e contemplazioni.

Ma la vera chiosa del concerto è stata “Grazie”, il brano di congedo prima del consueto ritorno per eseguire, tra le altre, anche l’inedita “Canzone In Prigione”. I Marlene Kuntz ne avevano già fatto un celebre epilogo di delicata bellezza nell’album “Che Cosa Vedi”; qui prolungano in modo spettacolare il nostalgico e commovente movimento conclusivo, gradualmente scarnificandolo nel solo pianoforte, e poi riconquistandolo in tutta la sua ricchezza contrappuntistica.

È proprio con “Grazie” che diventa evidente: anche nel contesto del club indie, il concerto dei Marlene Kuntz procedeva più che positivamente se si entrava nell’ottica dell’ascolto attento, indagatore di quello che accadeva tra i musicisti e concentrato nell’eufonia di suoni che venivano dal palco.

Per esempio apprezzando il ruolo mutevole del violino di Davide Arneodo; gustando cioè le diversità di timbri dei vari strumenti che in sinergia creano un amalgama perfetto in ogni dettaglio. Quindi, apprezzando anche questa perfezione, frutto di un’intesa rara tra musicisti. A differenza di chi si aspettava di saltellare rapito da un concerto elettrico e deflagrante, ecco la vera chiave di lettura per carpire la ricchezza dell’esperienza di questa sera.

E sotto questa luce, non avrebbe guastato sedersi da qualche parte per osservare tutto in modo più immersivo ed accorgersene prima. Ma questo non è il “Uno Live In Love” tour.

E a parte i giochi di parole, la maturità dei Marlene Kuntz, riletta nel loro repertorio, rimane imperdibile.

L’Abbraccio
111
L’Uscita Di Scena
Festa Mesta
Sonica
Nuotando Nell’Aria
Impressioni Di Settembre
A Fior Di Pelle
Il Solitario
Questo E Altro
Primo Maggio
Come Stavamo Ieri
Ape Regina
Grazie
Canzone In Prigione
Fantasmi
Ci Siamo Amati
Il Pregiudizio
Ineluttabile

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