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L’Italia si affaccia a Venezia

Oh, such a perfect day“, cantava Lou Reed nella canzone che ha ispirato il libro di Melania Mazzucco, “Un Giorno Perfetto”. Il cinema italiano, in questo caso nella persona di Domenico Procacci – consolidando una tendenza inaugurata dal successo dello scorso inverno, il morettiano “Caos Calmo”, e che proseguirà con l’adattamento cinematografico de “La Solitudine Dei Numeri Primi”, l’ultimo Premio Strega – ha scovato il best-seller, e punta a cancellare l’ imbarazzo suscitato dal battaglione italiano al Lido nella scorsa edizione. Scommettendo su Özpetek. Non è un caso, infatti, che “Un Giorno Perfetto”, del regista turco più amato dal pubblico italiano, sia il primo film italiano qui al Lido.

Le aspettative sono alte, non fosse altro per il cast: Isabella Ferrari, che si annuncia più sensuale che mai, nonostante Özpetek l’abbia fatta ingrassare 10 chili e vestire con un budget di 25 euro; un inedito Valerio Mastandrea, trasformato in agente di polizia violento e morboso, vittima di una passione pericolosa per sua moglie che lo ha lasciato da un anno; e poi Monica Guerritore, Stefania Sandrelli e Nicole Grimaudo.

Quello che si è letto nelle ultime settimane è che Özpetek con questo film abbia abbandonato i toni suadenti dei film corali e meravigliosamente marginali a cui eravamo affezionati… Come dimenticare ad esempio l’umanità border-line, portatrice di una convivenza finalmente libera dal conformismo, che popola l’appartamento romano di via Portuense, sullo sfondo dello gazometro, ne “Le Fate Ignoranti”?

Un clima molto differente si attende sulla scorta di una lavorazione portata avanti in modo diverso dal passato: è probabile che dovremo rinunciare alle cene a casa di Özpetek, attorno al grande tavolo in legno, focolare cinematografico in “Saturno Contro”. Da quanto ha dichiarato Isabella Ferrari, infatti, è stato per lei preferibile non incontrare Mastandrea se non durante le riprese, “perché il rapporto tra i personaggi richiedeva un coinvolgimento troppo forte, non esportabile al di fuori del set“.

In generale, ci possiamo aspettare che questo film prosegua il lento, ma chiarissimo, passaggio di Özpetek da una poetica intimista che punta sull’aspetto fascinoso e suadente dell’immagine, ad una più convenzionale, sia nello stile che nei contenuti, privilegiando l’immediata fruibilità a scapito di invenzione registica e originalità di alcune storie. Vedasi “La Finestra Di Fronte” o “Saturno Contro”, dove storie domestiche e famigliari prendono il posto delle atmosfere da metropoli degradata, popolata da quei personaggi diversi e irregolari che tanto hanno segnato la cinematografia di Özpetek fino a “Le Fate Ignoranti”.

Quello che sappiamo è che “Un Giorno Perfetto” è un film fortemente italiano, con attori molto bravi, forse già troppo parlato, data l’attenzione, francamente esagerata, dei media sui suoi retroscena. La speranza è che un regista d’acuta sensibilità e provato talento come Özpetek possa tornare a stupirci, azzardando film meno strettamente vincolati a logiche stilistiche e produttive che oggi contraddistinguono molto cinema e molta fiction italiani. Resta chiaro che, data la sua forza a livello istituzionale – leggi 01 Distribution – “Un Giorno Perfetto” non può che essere investito del cruciale ruolo di apripista designato per l’Italia a Venezia 65, con l’auspicio che sia una conferma della rinascita e del successo internazionale conquistato meritevolmente dal nostro cinema. Non solo in Francia.

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