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L’ode a voi

Un orario di inizio davvero nordico preannuncia una lunga serata all’insegna di atmosfere raffinate ed emozioni intense. I Demians, autori pochi mesi fa di “Building An Empire”, salgono sul palco poco prima delle 20 per offrire il proprio prezioso contributo di supporto. I tre francesi danno prova di ottima coesione rileggendo in chiave un po’ più diretta alcuni brani del loro disco d’esordio. Ottime le versioni di “Temple” e della lunga “The Perfect Symmetry”, con Nicholas sugli scudi per gli ottimi riarrangiamenti di chitarra e per una prestazione vocale invidiabile, senza nulla togliere alla solida sezione ritmica. In quaranta minuti il gruppo riscuote buoni applausi e prepara il pubblico al piatto principale.

Dopo uno strepitoso concerto a Treviso, a sole ventiquattore di distanza gli Anathema si ripetono anche a Milano, seconda data di tre previste in Italia. Il fatto di non dover promuovere un album lascia ampia libertà nella composizione della setlist, grossomodo invariata nel corso dell’esperienza tricolore e molto gradita da un pubblico fitto di appassionati. In effetti è evidente come l’attaccamento alla band da parte della totalità della platea sia decisamente sopra la norma: per tutta la sera la folla partecipa calorosamente e presto si genera una forte empatia con gli artisti sul palco, particolarmente in forma e decisamente più convincenti che in passato.

Negli ultimi anni li abbiamo visti passare un paio di volte sul palco del Gods Of Metal, convinti che quello non fosse l’ambito a loro più consono, e il buio del Rolling Stone, che li rende quasi impossibili da fotografare, non fa che confermare questa ipotesi. Pur avendo lasciato spazio a derive chitarristiche fragorose, soprattutto nel finale, la musica degli Anathema si costruisce attorno ad atmosfere che si crogiolano in spazi piccoli e poco luminosi, metafora di ciò che di più intangibile si anima al nostro interno.

Queste corde vengono pizzicate con sapienza dalle dita di Danny Cavanagh, autore anche di un’applauditissima escursione solitaria, e dalla voce del fratello Vincent, presentatosi in perfetto stile trendy per la capitale della moda con la sua giacchetta accompagnata da un paio di infradito. Grazie anche al notevole miglioramento vocale di questi ultimi anni, la sicurezza degli inglesi trasuda anche per l’impassibilità nei confronti della serie di problematiche tecniche che hanno afflitto soprattutto la batteria, con conseguente andirivieni di personale nella penombra del palco.

Poco ha influito, però, ogni difficoltà sull’ottima riuscita di uno spettacolo pregevole, ma soprattutto sulla fruttuosa comunione di intenti tra i sempre dediti e disponibili musicisti sul palco ed un pubblico affettuoso quanto le loro qualità meritano. In questo modo è fin troppo facile dimostrare che la mancanza di una casa discografica, l’avvento del digitale, la disciplina sul diritto d’autore e le cause in tribunale hanno davvero poco a che fare con la musica, quella degli artisti e degli appassionati veri.

Deep
Closer
Far Away
Angels Walk With Us
A Simple Mistake
Anyone, Anywhere
Empty
Judgement/Panic
Shroud Of False
Lost Control
Regret
Hope
Temporary Peace
Flying
Are You There?
One Last Goodbye
Angelica
A Dying Wish
Sleepless
Hindsight
Fragile Dreams

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