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L’ultimo bacio

Se vuoi davvero definirti un rocker, devi avere visto almeno un concerto dei Kiss. Che ti piacciano o meno, i quattro newyorkesi rappresentano la quintessenza dell’entertainment nel rock’n roll, ed un loro spettacolo è una di quelle esperienze che aprono gli occhi, non fosse altro che per l’aspetto sensoriale. Se poi dei Kiss sei un fan, probabilmente salterai a pié pari questo articolo perché niente descrive meglio l’esperienza dell’averla vissuta, magari più volte, in prima persona.

Persa causa traffico e fila chilometrica alla cassa accrediti l’esibizione dei Taking Down, che onestamente avremmo gradito testare alla prova del palco, accediamo ad un Forum praticamente sold-out facendoci largo tra un pubblico estremamente eterogeneo, in cui non è difficile scorgere i volti pittati dei fan più oltranzisti, famiglie al gran completo e semplici curiosi al primo impatto con la band di Gene Simmons e Paul Stanley. I quali non si fanno attendere troppo ed irrompono sull’immenso stage del Forum con la consueta grazia di un mammuth imbizzarito: fuoco, fiamme, botti ed un enorme pala meccanica che li deposita sul palco sulle note di “Modern Day Delilah”, che apre uno show sostanzialmente privo di sorprese, ma assolutamente coinvolgente e godibile dal primo all’ultimo secondo.

Tra un brano e l’altro Paul Stanley avvisa il pubblico con un laconico they can stop the fire but they can’t stop rock’n’ roll che per motivi di sicurezza Polizia e Vigili del fuoco non hanno concesso l’uso di tutto il materiale pirico a disposizione: visto quel che si è visto, viene davvero da chiedersi cosa diavolo abbiano lasciato da parte. La scaletta si snoda per buoni 100 minuti, alternando i grandi classici del passato con materiale unmasked e qualche estratto da “Sonic Boom”, ma più che altro sciorinando il tipico campionario di numeri da circo, dalla chitarra lanciamissili che Tommy Thayer ha ereditato da Ace Frehley allo sbocco sanguinolento di un Gene Simmons issato di peso in cima al palco, passando per la sorvolata sul pubblico di un Paul Stanley che canta “I Was Made For Lovin’ You” dalla piattaforma strategicamente piazzata in area mixer, a tiro di fan. Unici strappi al copione, il sentito (e doveroso) tributo a Ronnie James Dio, ed un accenno di “Whole Lotta Love”.

Puntuale come la morte, “Rock And Roll All Nite” ed un tripudio di coriandoli arrivano a chiudere uno show di dimensioni hollywoodiane, perfetto sotto (quasi) tutti i punti di vista, e che ci permette di perdonare anche le (poche, per la verità) sdruciolate vocali di Paul Stanley, nonché l’assenza degli altri due membri fondatori: con tutto il rispetto per Tommy Thayer ed Eric Singer, che svolgono il loro compito con assoluta padronanza, i cari vecchi Peter Criss ed Ace Frehley un po’ ci mancano. Da notare la possibilità di acquistare al banchetto del merchandise la chiavetta USB marcata Kiss, già riempita con la registrazione del concerto appena terminato in formato mp3.

Modern Day Delilah
Cold Gin
Let Me Go Rock ‘N’ Roll
Firehouse
Say Yeah
Deuce
Crazy Nights
Calling Dr. Love
Shock Me
Animal
100,000 Years
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I Love It Loud
Love Gun
Black Diamond
Detroit Rock City
Lick It Up
Shout It Out Loud
I Was Made For Lovin’You
God Gave Rock And Roll To You
Rock And Roll All Nite

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