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L’uomo e la maschera

Per gli amanti delle linee di demarcazione, “Iron Man 3” è un film che chiude un’era, quella della discesa in campo diretta della Marvel poco prima della storica acquisizione da parte della Disney.

Oltre che a rivelarsi una delle migliori creazioni cinematografiche della Casa delle Idee, il film diretto da Shane Black sembra chiudere un ciclo, un momento creativo che ha cambiato profondamente la percezione del “film coi supereroi”: se è dai tempi di Blade e degli Xmen che i supereroi hanno saputo conquistare un pubblico ben più vasto di quello degli appassionati delle loro avventure cartacee, la trilogia di Iron Man segna il successivo gradino evolutivo, quello in cui il supereroe Marvel acquista una rilevanza cinematografica centrale. Il film Marvel diventa un evento lungamente atteso, un successo commerciale annunciato, ma anche cultura di approcci narrativi e visivi che hanno rapidamente contagiato generi cinematografici considerati ben più nobili.

In “Iron Man 3″ Tony Stark, in crisi esistenziale post-“Avengers”, esclama scorato «sono solo un uomo di latta!» in un paesaggio popolato da divinità nordiche e veri “supereroi con superpoteri”, la cui potenza lo fa sentire sempre più vulnerabile. Ma mentre nell’universo Marvel assistiamo alla parabola discendente di uno Stark sempre più complessato e insicuro, nell’universo hollywoodiano la parabola ascendente di Robert Downey Jr. ha ormai i contorni della leggenda.
[PAGEBREAK] Il millennio per Downey Jr. si chiuse malissimo, con problemi di tossicodipendenza e alcolismo tali da provocarne la cacciata dal set di “Ally McBeal”. La sua carriera sembrava finita, ma già nel 2003 tornò sugli schermi con ruoli promettenti. Qualcuno con l’occhio particolarmente lungo nei Marvel Studios lo contattò: non solo la sua caduta lo aveva reso più economico, ma la storia personale dell’attore lo avvicinava al vissuto del personaggio di Tony Stark.

Da lì, la leggenda, con un Downey Jr. titanico a reggere anche i film più deboli, rendendo Iron Man un supereroe di fascia alta, di quelli che entrano nell’immaginario collettivo condiviso, anche per chi i film Marvel non li ha mai visti. Prima dimenticato protagonista di un vecchio cartone animato trasmesso anche in Italia, ora supereroe celebre al pari dell’Uomo Pipistrello o dell’Uomo d’Acciaio.

Sarebbe errato ridurre il ruolo di Robert Downey Jr. a mero “attore giusto per il ruolo giusto al momento giusto”, perché di fatto una parte concreta del successo ottenuto da “Iron Man” e “Iron Man 3″ è dovuta al suo talento non solo recitativo, ma anche produttivo e creativo. Con Tony Stark Downey Jr. condivide anche uno sviluppatissimo fiuto per gli affari.
[PAGEBREAK] Dopo aver forgiato “Iron Man” con Jon Favreau, dando anche importanti indicazioni per la sceneggiatura, questo fiuto si è rivelato fondamentale per il successo del capitolo conclusivo della trilogia. Dopo il passo falso di “Iron Man 2” e il successo clamoroso di “Avengers“, il personaggio si trovava in una posizione difficile, quella di riprendere le fila dell’universo Marvel dopo il gigantesco impatto del film multi-eroi, ma senza poter più ricorrere a un parterre simile. Inoltre al film veniva richiesto di chiudere un primo arco narrativo su Tony Stark, senza però dimenticare l’impatto dell’invasione aliena di “Avengers”.

Il punto critico si è raggiunto con l’abbandono di Favreau alla regia per impossibilità di incastrare il lavoro su “Iron Man 3″ con altri suoi progetti già in corso. È stato proprio Tony Stark a suggerire il nome di Shane Black alla regia, memore della loro collaborazione in “Kiss Kiss Bang Bang”. Non che Black sia esattamente un signor nessuno, dato che il suo esordio alla sceneggiatura fu “Arma Letale”, seguito da una serie di action movie molto amati dagli appassionati del genere. Quella con Robert Downey Jr. nel 2005 era però la sua prima e unica prova registica, un discreto successo che tuttavia non gli aveva fruttato altri incarichi consistenti.

Affidargli un film come “Iron Man 3″, che per budget, numero di membri di cast e troupe da coordinare, scene d’azione e integrazione con la CGI si collocava su un livello ben superiore a “Kiss Kiss Bang Bang”, era un vero azzardo. I Marvel Studios però rispetto ad altri blasonati concorrenti sembrano più inclini all’azzardo, al rischio e alla fiducia nel nome esordiente o poco noto, anche di fronte allo scontento e all’incertezza degli stessi appassionati.
Black entra nel progetto e, nonostante le limitazioni di un film in già avanzato stato di pre-produzione, riesce ad imporre un timbro personale alla storia e a chiudere degnamente la prima saga di Tony Stark.
[PAGEBREAK] Ancora una volta è Robert Downey Jr. il vero motore dell’azione, in un film che sembra molto più interessato all’uomo dietro la maschera di Iron Man che non all’armatura stessa. Il supereroe è messo a sedere sul divano, il suo mito messo in disparte, quasi trascurato. A primeggiare sono i dialoghi brillanti, le scene d’azione spettacolari ma sempre inframmezzate da fulminanti scambi di battute e la perfetta rielaborazione di un villain classico come il Mandarino, che coniuga l’iconico aspetto cinese e l’impronta realista data alla saga.

“Iron Man 3″ chiude una trilogia fondativa in modo molto simile all’operazione rinnovo compiuta su un altro personaggio iconico, James Bond. Così come l’arrivo di Sam Mendes ha regalato al 50esimo anniversario della spia britannica un successo di critica e pubblico come “Skyfall“, di fatto impossibile senza il lavoro di ricostruzione operato da “Casino Royale”, l’arrivo di un talento “rischioso” come Shane Black ha consentito di realizzare il film più riuscito e maturo della saga, comunque debitore delle fondamenta poste dal primo capitolo.

Le analogie con Bond non finiscono qui. dopo il successo commerciale di “Iron Man 3″, infatti, la trattativa per il rinnovo del contratto di Robert Downey Jr. si fa ben più delicata e interessante. Innanzitutto il potere contrattuale dell’attore è cresciuto enormemente grazie agli incassi strepitosi dei film Marvel a cui ha preso parte e all’affezione del pubblico verso il suo Tony Stark. Inoltre Robert Downey Jr., ancora una volta talentuoso anche nel versante economico, è uno dei pochissimi attori ad aver spuntato un contratto vantaggioso con i Marvel Studios. Gli stessi sono celebri per vincolare con un contratto multi-pellicola illustri sconosciuti o talenti ancora poco noti con compensi bassissimi, in cambio della promessa di notorietà che un film Marvel riesce spesso a garantire.
[PAGEBREAK] Robert Downey Jr. ha goduto fino ad oggi di compensi più alti e dei remunerativi interessi diretti sugli incassi delle pellicole a cui ha preso parte. Il rinnovo contrattuale sarà molto difficile perché, se da una parte l’attore sapientemente si lascia sfuggire nelle interviste che potrebbe non tornare ad interpretare Tony Stark, aumentando la pressione sui Marvel Studios, è anche vero che questi ultimi in passato non hanno esitato a silurare più di un volto noto alle prime pretese di rinegoziazione del contratto. Sarà un recasting, un cambio di attore alla James Bond, a risolvere la situazione? Difficile dare una risposta precisa, ma sembra molto improbabile.

Innanzitutto i tempi per la pre-produzione di “Avengers 2″ e possibili apparizioni di Tony Stark per lanciare nuovi franchise Marvel sono davvero stretti e richiedono una veloce risoluzione.
E poi Robert Downey Jr. è Tony Stark e non solo per il simile ego ipertrofico che si confonde tra pellicola, intervista e red carpet. L’attore è stato fondamentale a livello creativo, produttivo e promozionale, rendendo possibile di fatto l’espansione velocissima che l’universo cinematografico Marvel ha conosciuto nell’ultimo quinquennio, così come la sua controparte cinematografica è indispensabile per la creazione degli Avengers. Che la danarosa Disney sia disposta a separarsi da una risorsa così preziosa e un volto così iconico pur di non allentare un po’ i cordoni di una borsa sempre più piena grazie al carisma del suo supereroe di punta sembra poco plausibile.

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