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    L’Altra

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Perturbazioni in aumento

Dopo i sentori del logorio compositivo di “Different Days”, Joseph Costa e Lindsay Anderson avevano deciso di fermarsi per intraprendere carriere soliste, purtroppo mai decollate. Così, sei anni dopo, il duo rispolvera il vecchio moniker alla ricerca di quel soffice slowcore, caduto da più di un lustro sotto i colpi della virata elettro-pop.

Undici tracce, di cui due strumentali, tratteggiano una struttura vicina alla ballata, tra voci intrecciate, sussurri, e arrangiamenti in cui la morbidezza di archi, chitarra e pianoforte abbraccia l’elettronica dolce. Rivivono, quindi, le atmosfere soffuse e meditative di uno spazio senza tempo, nel segno del dream pop più raffinato, combinazione di vibrazioni, echi e docili accordi picchiettanti la porta del nostro subconscio.

Piacciono a strappi i brani in cui la ricerca della spiritualità non è finalità prioritaria. Questi, per quanto utili variazioni in una scrittura altrimenti monocromatica, non reggono il confronto con gli episodi che inducono l’ascoltatore ai lavori in corso, a scavare dentro di sé. È in questi frangenti che la band di Chicago riesce a penetrare gli anelli meno superficiali dei nostri stati emozionali, fungendo da cassa di risonanza.
Almeno per oggi, quindi, scordatevi gli amplificatori Marshall, usiamo “L’Altra” marca. Si chiama “Telepathic”.

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Contro

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