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L’amore e basta

C’è un sottile legame tra la macchina da presa e la macchina per cucire: l’attenzione al dettaglio. È con queste parole che Massimiliano Finazzer Flory, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha dato il benvenuto a Tom Ford a Palazzo Marino, in occasione della conferenza stampa per la presentazione di “A Single Man”, primo film scritto e diretto dal rinomato stilista americano. In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso settembre, dove ha conquistato la Coppa Volpi per il miglior attore assegnata a Colin Firth, e il Queer Lion Award, il Premio per il miglior film a tematica gay/lesbo/queer, il film esce nelle sale italiane venerdì 15 gennaio.

Signor Ford, il suo è un film molto ricercato nella forma, ma che non trascura il contenuto: una storia d’amore e di perdita, sull’impossibilità di trasmettere agli altri il dolore e riuscire a intravedere un futuro nella propria vita. Quanto c’è di autobiografico nel film?
C’è molto di me nel personaggio di George, interpretato da Colin Firth. Il film è tratto da un bellissimo romanzo del 1962, che ho amato molto, ma che non ho potuto fare a meno di stravolgere almeno in parte, in quanto il cinema ha un linguaggio molto diverso dalla letteratura, ma il messaggio essenziale è rimasto intatto: in mezzo alla disperazione di quello che si considera essere l’ultimo giorno della propria vita, si ha un momento di epifania e rivelazione della bellezza della vita stessa, dell’importanza del rapporto con gli altri, che si rivela anche in un semplice sguardo.

Come ha capito che era arrivato il momento per lei, stilista affermato, di dedicarsi alla regia?
Le cose capitano sempre per una ragione e al momento giusto. Erano anni che fantasticavo di fare un film come questo, ma dovevo aspettare il momento giusto, poi quando è arrivato l’ho sentito. Solo il tempo ti permette di creare l’ambiente giusto per una tua creazione, è lo stesso per la moda, e a un certo punto mi sono sentito sicuro di me e della mia visione, e ho voluto comunicarla col cinema.

Perché ha scelto Colin Firth?
Perché Colin è una persona che esteriormente sembra fredda e distaccata, ma dentro di sé è pieno di sentimento, passione e romanticismo. La sua mimica si risolve spesso in espressioni o sguardi. L’eleganza del suo personaggio è l’apparenza di sicurezza che vuole trasmettere, mentre internamente è distrutto: qui sta il romanticismo. È un doppio registro per cui Colin era l’attore più adatto.

Secondo lei il mondo del cinema è più omofobo rispetto a quello della moda? In Italia si è scatenato un caso intorno a notizie vere o presunte sull’omosessualità di un attore come George Clooney.
Io non penso che nell’industria cinematografica ci sia omofobia. Può darsi che ci sia una minor tendenza all’outing da parte di certi attori. O che ci siano invece interpreti particolarmente portati per recitare ruoli gay. E comunque non credo assolutamente che George Clooney sia gay.

Lei non ha mai nascosto la sua omosessualità, anche se ha sempre evitato di definirsi gay.
La mia sessualità non definisce chi sono, in quel senso non amo definirmi gay. Lo stesso vale per i film o le opere d’arte in generale. Non ci sono film gay o etero, ma solo delle storie d’amore. Il mio non è un film sull’omosessualità, ma sulla perdita.

Il trailer italiano è nella sua forma integrale mentre quello americano è stato censurato.
Sì, voi vedrete il trailer che io stesso avevo scelto, mentre in America sono fortemente puritani, e hanno censurato la scena del bacio tra due uomini perché considerata come scena a sfondo sessuale tra adulti e quindi non adatta alla trasmissione prima di altri film nei cinema, dove c’è pubblico di tutte le fasce d’età.

Qual è stata la sua formazione cinematografica?
La fonte di ispirazione principale per ogni cineasta è sempre quella del cinema degli esordi e dei suoi grandi mestri: Fritz Lang, Murnau, tutti i registi del cinema muto. E poi ovviamente amo da sempre autori come Antonioni, De Sica, Kubrick, e più recentemente ho molto apprezzato Julian Schnabel e Gus Van Sant. Ma su tutti, quanto a suspence cinematografica e creazione di un immaginario, l’influenza più forte è quella di Alfred Hitchcock.

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