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L’amore super partes

Dopo aver temporeggiato per circa un quarto d’ora a causa del ritardo dell’attore protagonista Raoul Bova (tanto atteso!) e aver presentato tutto il cast si dà inizio alla conferenza stampa di “Scusa Ma Ti Voglio Sposare”. Sono presenti in sala, oltre al regista, il cast al completo, gli Zero Assoluto autori della colonna sonora, la produttrice Rita Rusic e il presidente di Medusa Film Carlo Rossella.

“È un sequel” – esordisce Rita Rusic – “che nasce naturalmente (e con mio grande entusiasmo dato che non avevo mai prodotto il seguito di nessun film) dopo il grande successo del primo: sia io che Federico eravamo concordi nel rimettere su la stessa squadra con tutte le difficoltà organizzative del caso, e alla fine ne siamo usciti vincitori. Luca Infrascelli e Chiara Barzini hanno affiancato Federico nella trasposizione della sceneggiatura dal cartaceo alla pellicola curandone l’adattamento. Un cast tecnico di primissimo ordine e di grande esperienza ci ha seguito in questa grande avventura. Una novità però c’è e si chiama Andrea Montovoli: giovane, bello, ancora acerbo ma…una vera tentazione per la nostra Niki e non solo…”

Carlo Rossella per la Medusa – da cui il film è distribuito – aggiunge che “la pellicola uscirà in 560 copie e ammetto di essere entusiasta e soddisfatto del lavoro compiuto perché sono un fruitore dei libri di Federico Moccia, amo leggerli e poi vederli su schermo e poi perché mi piacciono particolarmente le tematiche affrontate, mi piacciono le storie come queste. Il film sostiene le problematiche legate al matrimonio, il modo di affrontarle e superarle”.

Il film affronta il fallimento alla soglia dei 40 anni sul fronte sentimentale, in particolar modo di Alex (Raoul Bova) con intorno una schiera di amici che ne partecipano quasi in maniera corale. Questo tema ritorna più volte nel corso della narrazione. Sul finire tutti corrono, corrono per andare chissà dove a porre rimedio agli errori commessi. L’unica speranza, forse, è riposta in una bimba che rappresenta un futuro più propositivo ed una nuova vita che sta per essere data alla luce… È questo Signor Moccia il messaggio che ha voluto trasmetterci?
Devo dire che ha centrato il punto; sono impressionato dall’analisi che ha fatto in cui mi ritrovo a livello interpretativo. Voglio raccontarvi un aneddoto per rendere al meglio i motivi che mi hanno mosso in tal senso.

Ero in Spagna per discutere in merito alla traduzione del libro in lingua spagnola e parlando con il mio interlocutore dicevo che in amore si corre il rischio, a volte, di vederlo appiattire, come se si rilassasse e si allentasse la presa, perdendo quell’atteggiamento volitivo che tiene vivo e fresco il rapporto. Il traduttore presente ad un certo punto ascoltava solamente quello che dicevo senza tradurlo e, notando il mio sguardo interrogativo riguardo quel comportamento, mi ha confessato di non poter far a meno di rapportare le mie parole alla sua storia sentimentale.

Questo per dire che in amore e quindi in una relazione è fondamentale trovare un senso progettuale che dia la giusta spinta in avanti alla coppia per stimolarla il più possibile. È quello che accade ad Alex e Niki nella nostra storia. Aver paura non è necessariamente sinonimo di negatività ma può aiutare ad acquisire maturità con la consapevolezza di voler costruire qualcosa insieme.

Ogni volta che esce un nuovo film tratto da un suo libro mi diverto a cercare le differenze che ci sono tra l’opera cartacea a quella filmica. Come affronta il momento della trasposizione dall’uno all’altro genere?
Sicuramente quando scorriamo lo sguardo su carta siamo tutti un po’ registi di quello che leggiamo, mischiando un po’ del nostro vissuto, della nostra esperienza, a differenza di un film che invece viene subito silenziosamente. Il libro conta 600 pagine e capite bene che il lavoro di limatura sostenuto è stato notevole. Ho dovuto togliere molto.
Inoltre l’arco temporale raccontato su pellicola è perfetto emotivamente e la sensazione che viene consumata si adegua completamento al tempo scelto del film rispetto alla fruizione che lo spettatore ha . È ovvio che fondamentali a questo riguardo sono stati gli sceneggiatori che hanno reso possibile questo passaggio armonizzando i dialoghi, i tempi delle battute e delle espressioni rispetto ai tempi del libro.

Signor Moccia, questo film rispetto al prequel appare più sciolto sia nei dialoghi che nella narrazione, è più divertente: è stata una scelta fatta rispetto al pubblico oppure per semplici esigenze di copione?
Come già detto il libro ha un arco temporale più ampio rispetto alle due ore circa del film sicchè non si ha la possibilità di ampliare la narrazione arricchendola con dovizia di particolari. In un film la vestizione è diversa così come lo è la percentuale di romanticismo. Amavo l’idea di realizzare una commedia all’italiana, con i tempi appropriati e con le difficoltà vere che il caso comporta, come la figlia che poco prima delle nozze è in preda al panico, ai dubbi che ti assillano mentre tutti i preparativi sono stati portati a termine. Adoro particolarmente la sequenza a Parigi, vissuta attraverso un filmato che imprime dei momenti rubati ad un sentimento vero e puro nella sua realizzazione prima e nel suo evolversi poi. È un momento d’arresto che rimanda ad un delizioso romanticismo evocativo.

Raoul, siamo abituati a vederti in film d’azione e di guerra: cosa ti ha spinto a girare il sequel di “Scusa Ma Ti Chiamo Amore”?
La domanda è rivolta anche a Michela Quatrociocche: credi che la notevole differenza di età in una coppia rappresenti un problema?

Bova: Anzitutto sono grato a Federico per avermi dato una possibilità nelle commedia e quando si è presentata l’occasione di replicare mi è sembrato naturale accettare. Spesso in questo lavoro si fa presto a dimenticarsi di te e lui non lo ha fatto, quindi questo ha accresciuto ulteriormente il mio sentimento di gratitudine.
Credo che la differenza d’età sia un aspetto importante da non tralasciare perché potrebbe creare delle difficoltà o problematiche nella conduzione del rapporto, ma ammetto che ci sono delle persone che hanno un modus vivendi singolare da non dimostrare l’età effettiva per cui riescono ad amalgamarsi, affiatarsi bene con persone molto più piccole o molto più grandi di loro in cui ripongono tale fiducia da fare progetti futuri insieme.

Quattrociocche: Credo che l’amore non abbia né tempo, né un’età, tantomeno differenze sociali che ne impediscano la nascita e crescita; l’importante è trovare il giusto equilibrio tra le due età e venirsi incontro.
[PAGEBREAK] È la prima volta che una coppia post sessantottina (Quartullo – Dazzi) è portatrice di valori buoni, sembra che sia quella più affiatata ed equilibrata…
Moccia: Forse perché non avevamo capito molto di quel periodo. Dovremmo staccarci da questo luogo comune. Ho apprezzato molto l’ironia di Michela che, una volta visto il film a lavoro completato, mi ha detto “È il più bel film della mia vita se non ci avessi lavorato io”.
Credo che la bellezza stia nel ricredersi, magari dopo errori e delusioni, e avere voglia di costruire qualcosa insieme dopo un lungo percorso. Il matrimonio è progettare, costruire.

Signor Moccia, quello che mi ha incuriosito è la sua attenzione verso le nuove forme di comunicazione: blog, internet. Sa che su facebook ci sono dei gruppi che si scagliano contro di lei? E addirittura ci sono dei siti che rifiutano di recensire i suoi libri/film?
“Sento nemici alle mie spalle” (direbbe Mourinho). Mi dispiacerebbe se fosse per partito preso ma nel contempo mi sentirei onorato dinanzi a tanta ignoranza (nel senso di non sapere cosa racconto).
Se devo basare il successo dei miei libri sui numeri vi dico che “Scusa Ma Ti Chiamo Amore” è stato scelto da un vasto pubblico ed il botteghino ne è stata la prova. Deve aver necessariamente centrato qualcosa se ha avuto un notevole riscontro. Inoltre ben vengano le critiche costruttive, possono davvero aiutarmi a migliorare e forse capire meglio il mio lavoro. Quindi confido in un estremo atto di intelligenza da parte di chi ancora non lo sta facendo nell’accettare di recensire i miei film.

Michela, pensa che le donne rispetto agli uomini abbiano una marcia in più?
Da donna potrei pensare che effettivamente le donne abbiano delle caratteristiche più spiccate ma forse dovute alla differenza notevole rispetto al genere maschile ma non sarebbe giusto generalizzare.

Signor Moccia, rispetto alla preparazione al matrimonio che nel film è rappresentato in modo davvero divertente nonché realistico, dimostra di voler prendere le distanze rispetto al rito cattolico dato che poi rimangono solamente delle coppie bruttine che sembrano non avere molte pretese dalla vita?
L’arrivo al matrimonio è un momento importante dettato, il più delle volte, da un motivo temporale, da uno step che a volte esula dai veri e giusti motivi che dovrebbero portare al grande passo. Il fatto che nel film, pian piano le persone si ritirano da questa preparazione, seppur religiosa, è sintomatico di una presa di coscienza della propria relazione e di tutti i limiti che questa potrebbe avere. Il matrimonio, se affrontato con consapevolezza, si vive in maniera più libera e sicura.

Si può dire che il suo film rappresenti un Moccia anti Muccino?
Perché bisogna essere “anti” a tutti i cost? Si raccontano semplicemente delle storie, delle dinamiche in modo diverso, si portano avanti dei personaggi in base alle loro caratteristiche che possono essere differenti ma non necessariamente si contrappongono a quelli di Muccino. Il piano rispetto al quale procede la narrazione è diverso. La sua dimensione è molto più grande, racconta dei drammi in modo più doloroso. Non si può mai mettere su una bilancia il dolore e stabilire se sia più o meno intenso. Io invece racconto la particolarità dei dettagli in una persona ma in maniera più leggera; sicuramente da entrambi le parti c’è un’evoluzione. Nei personaggi del mio collega c’è molta combattività, e tendono a completarsi e ad evolversi attraverso dolorosi travagli, mentre i miei arrivano a consapevolezze maggiori in modo più divertito e sognante.

Cosa pensa della musica adoperata a corredo del film? Qual è l’importanza ad essa attribuita?
Credo che questa fusione, perché di questo si tratta, sia determinante per imprimere meglio lo scorrere della narrazione. La bellezza di un pezzo musicale così come di un libro ha la capacità di poter evocare un’immagine suscitando in maniera immediata una sensazione attraverso una fotografia. La musica ti segue senza parole, ti accompagna attraverso una serie di immagini, come se qualcuno stesse mixando la tua storia: è una cosa bellissima. A tal proposito un plauso speciale va agli Zero Assoluto che hanno accompagnato sulle note di “Per Dimenticare” la storia d’amore dei protagonisti.

È quindi un film che canta l’amore in tutte la sue manifestazioni, contraddizioni e difficoltà che trionfa sempre e comunque, è una forza trainante; ma vien da chiedersi: basterà solo l’amore a salvare davvero qualunque rapporto?

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