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L’arte spezza le barriere

Julian Schnabel, regista, Rula Jebreal, sceneggiatrice e autrice del romanzo che l’ha ispirato e tutto il cast presentano alla conferenza stampa “Miral”, storia toccante tra orfanotrofi e intifada.

Dovendo adattare una storia così complicata che va avanti purtroppo da decenni, avete dovuto tagliare delle cose immagino, che cosa in particolare?
Julian Schnabel: In realtà non abbiamo tagliato nulla, ovviamente non potevamo raccontare la realtà storica dei fatti ma questo non è un documentario è una sceneggiatura, quindi abbiamo dovuto dare rilevanza a una storia e allo sviluppo di un personaggio, e questo è quello che è stato fatto, tutto quello da cui siamo partiti è nel film. Quella che vedete è la storia di un sentito emozionale, io non sono un analista politico; un film è un percorso di finzione, anche se qui si tratta di una storia vera, quindi si tratta di plasmare la materia.

Vista la portata politica del film bisogna sottolineare una cosa, proprio in questi giorni a Washington si riaprono le trattative di pace, è un evento importante. Essendo questo il tema del film, volevo capire cosa tu, ma anche
Rula Jebreal, vi aspettate da questi incontri, anche rispetto al fatto che una giovane donna iraniana proprio in questi giorni rischia la lapidazione.

J. S.: Proprio di questo volevo parlare, guardateci, noi siamo privilegiati, siamo liberi, chi più chi meno, ma siamo liberi di comportarci e agire come preferiamo, di dire ciò che vogliamo. In questi giorni, una donna rischia la lapidazione per aver fatto una cosa che da noi è considerata normalissima, chi di voi ha fatto sesso prima del matrimonio? Potete alzare la mano? (tutta la sala, un po’ imbarazzata, alza la mano) sono cose che per noi sono naturali, altre persone perdono la vita per qualcosa che noi facciamo senza problemi, quindi è molto importante parlare di queste cose, dare a queste persone la percezione che noi ci siamo, che non sono sole. Quanto alle trattative di pace credo che sia una cosa assolutamente positiva, ma spero che tutti possano mettere la loro onestà e la loro massima sincerità nel raggiungere un accordo; penso che Obama sia una bravissima persona, e gli faccio tutti i migliori auguri. Avrebbero dovuto vedere questo film prima di aprire le trattative.

Rula Jebreal: Sicuramente è un segno positivo, ma come dice la canzone: “parole parole parole”, ora bisogna passare ai fatti, questa è la parte più delicata; Obama è un uomo straordinario ma non può imporre alle parti che cosa fare, sono le parti che devono impegnarsi a cambiare la situazione ed arrivare alla pace. Gandhi diceva: “Non c’è una via per la pace, la pace è la via”,secondo me l’Europa può capire questa cosa, perché 60 anni fa c’è stata una guerra devastante, un genocidio, ma poi ne è nata una democrazia.

Perché la scelta di far parlare arabi e palestinesi in inglese invece di lasciare i dialoghi in lingua originale?
J.S.: Il mio film è in inglese, perché così può raggiungere un pubblico più largo, tanta più gente vede questo film tanto meglio è per il film ma soprattutto per la gente.

Yasmine Al Massri: Vorrei dare una risposta in quanto attrice palestinese, credo che questa domanda riguardi noi; io non ho sentito il recitare in inglese come un sacrificio per la mia carriera, non mi sono sentita tarpata nel mio talento, anzi, ho avuto la sensazione di fare un passo in avanti, perché questo film è un film universale.
Ci sono moltissimi registi palestinesi in giro per il mondo, partecipiamo a moltissimi festival, ma “Miral” non è un film palestinese o che parla solo di palestinesi, è un film universale che unisce persone da tutte le parti del mondo, basta solo guardare il cast: Freida Pinto è indiana, Stella e Julian Schnabel sono americani ed ebrei, io sono metà palestinese metà egiziana, Vanessa Redgrave è inglese, Willem Dafoe è americano. Quindi credo che sia importante rendere una tale varietà in una lingua che possa essere comune.

Ruba Blal: Io sono palestinese, vivo in Israele, per me non era importante la lingua, né l’arabo né l’ebraico, ma non volevo per questo film una connotazione politica né geografica, è un film che potrebbe essere ambientato in qualunque parte del mondo, è una storia universale e il punto focale sono i diritti umani e l’emotività.

Hiam Abbass, lei ha fatto uno sforzo notevole nell’interpretare una donna in tanti anni della sua vita, come ha lavorato per interpretare questo personaggio?
H.A.: È stato un incubo! No, sto scherzando, quello che mi ha sedotto di questo personaggio è stato anche quello, avere la possibilità di interpretare una donna in un arco temporale molto ampio.
Rula ha conosciuto bene questa donna e prima di iniziare la lavorazione ne abbiamo parlato tanto per trovare una corrispondenza di spirito. Poi è venuto il lato fisico, quando ero più giovane bastava tirare su i capelli e la pelle, ma quando dovevo invecchiare si trattava di un lavoro di trucco di 3 ore; una volta fatto quello era tutto più facile, quando vedi un volto di vecchia nello specchio, la gestualità viene da sé, asseconda il personaggio che vive di te.

J.S.: Quello che Hiam non dice è che spesso doveva fare entrambi i ruoli nello stesso giorno, alle 3 era una quarantenne e alle 7 era una settantenne, un lavoro non semplice per un’attrice.

Il film è una storia personale, proprio questo è il suo grande valore, ma sicuramente urterà la sensibilità di chi la vede diversamente, ci sono anche loro.
J.S.: Ovviamente ci sono persone che la pensano diversamente su questo argomento, ma se io mi lasciassi prendere o mi lasciassi influenzare dall’idea che ci sono persone a cui non piacciono i miei dipinti, i miei film o le camicie che indosso, stare tutto il giorno dentro casa e voi non mi conoscereste. Una cosa che vorrei aggiungere è che io sono estremamente felice che il film esca prima in Italia che nel resto del mondo, e sono estremamente felice di essere qui a Venezia. Iin questo Festival ho presentato “Basquiat”, il mio primo film, al Festival di Venezia ho presentato “Prima Che Sia Notte” con Javier Bardem, ho vissuto per un intero anno in Italia per il mio lavoro di pittore; Rula quando ha lasciato la Palestina ha vinto una borsa di studio per l’università di Bologna e le è stato subito permesso di inserirsi nella società bolognese. L’Italia ci ha offerto molte possibilità e sono molto contento che questo film passi qui prima degli altri paesi, ma bisogna che si superino certi preconcetti, bisogna capire che l’arte è un qualcosa che spezza le barriere e travalica le differenze.

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