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L’evoluzione del teen movie in un film tutto al femminile

Prodotto da Cattleya e distribuito da Universal esce venerdì 27 novembre in circa 200 sale il nuovo film di Luis Prieto “Meno Male Che Ci Sei”. Alla conferenza stampa a Roma sono presenti le due brave protagoniste Claudia Gerini e Chiara Martegiani (proveniente dalle fila di “Amici” di Maria de Filippi), la sceneggiatrice del film e autrice del romanzo omonimo Maria Daniela Raineri, il regista e Francesca Longardi di Cattleya.

Una domanda alla produzione: come avete individuato il libro e come è nato il progetto?
Longardi: Il libro ci è stato segnalato dalla casa editrice ed abbiamo subito comprato i diritti. Ci piaceva quest’idea di amicizia al femminile che incrocia due diverse generazioni, ci offriva la possibilità di dire qualcosa di più rispetto al teen movie. “Meno Male Che Ci Sei” infatti parte come film per ragazzi, ma diventa subito qualcos’altro.

Perché la ragazza va a cercare proprio l’amante del padre, l’apparente causa dell’infelicità del rapporto fra i suoi genitori?
Raineri: Allegra è sola al mondo, disperata, non ha davvero nessuno a parte i nonni che però non sono in grado di capirla davvero. Da parte sua c’è soprattutto la curiosità di conoscere questa donna che ha amato tanto suo padre.

Claudia, com’è stato lavorare con un’attrice così giovane come Chiara?
Si vedeva che era emozionata, essendo al primo film, ma era molto in parte e poi Luis l’ha sostenuta molto. Siamo andate subito d’accordo. Nel film i due caratteri sono molto diversi non solo fisicamente: Allegra è dark ed introversa mentre Luisa è morbida ed accogliente. Mi piaceva accostarmi a Chiara in questo modo anche nella realtà, sul set la rassicuravo, facevo un po’ la chioccia.

Nel corso delle riprese aspettavi già la bambina
No, è stato alla fine. A forza di mettere la pancia finta mi sono ritrovata incinta sul serio. Era già successo per “Non Ti Muovere”, indossavo una pancia finta ed alla fine delle riprese… tac! Pancia vera! Giuro che non lo faccio più, altrimenti mi ritrovo con un figlio per ogni film che faccio!

In Luisa sembra esserci molto di Claudia. È così?
Come me Luisa ha molta fiducia negli altri, vede il positivo in tutte le cose anche se la sua vita è irrisolta ed è ancora in alto mare. Nonostante questo riesce ad essere accogliente verso gli altri e non ha paura di mettersi in gioco. Sicuramente è un po’ naif nell’accogliere in casa questa ragazza, ma lo fa senza sospetto o malignità, solo perché hanno avuto un affetto in comune che è venuto a mancare.

Che cosa ti colpisce di più come madre in questo film?
Questo film è la storia di due entità estranee che si incontrano e diventano una famiglia. È bello vedere che ovunque c’è voglia di prendersi cura di qualcun altro, ovunque c’è un affetto sincero si crea immediatamente un nucleo familiare. È comprensibile che una ragazzina di diciassette anni vada a cercare una donna più grande che le faccia da guida.

Con questa evoluzione nel filone adolescenziale e l’apertura verso tematiche più profonde non si corre il rischio di allontanare il pubblico dei giovanissimi?
Longardi: Non possiamo saperlo. Avevamo voglia di fare un film che non fosse prettamente un teen movie, ma qualcosa di diverso, una storia molto umana di due generazioni a confronto. Stiamo a vedere se i giovani accetteranno questa evoluzione e si identificheranno nei nostri protagonisti.

Dal film emerge la totale assenza di una figura maschile positiva.
Prieto: Questo film racconta il rapporto di amicizia tra due donne. Non mi sento di aver diviso nettamente i personaggi in buoni o cattivi in base al sesso. Il personaggio di Gabriele interpretato da Alessandro Sperduti è una figura molto positiva in fondo.

Raineri: Aggiungerei che Gabriele rappresenta davvero la speranza nei maschi del futuro. Il film è comunque una storia raccontata da un punto di vista femminile e non c’è niente di più bello che parlare male degli uomini quando si è tra donne. In realtà credo che i maschi non facciano una brutta figura nel film, sono simpatici, veri, forse trascinati dagli eventi. Ma anche le donne in questo film ne combinano di tutti i colori.

Pensate che le donne vedano gli uomini davvero così?
Gerini: La rappresentazione è variegata, ci sono tanti tipi di uomini. Il personaggio di Guido Caprino è proiettato verso la sua professione, non è pronto per avere una famiglia. È molto opinabile come scelta, ma succede spesso. Non credo che le donne vedano in assoluto gli uomini bene o male, esistono tanti colori. Anche fra i teenager del film Yuri si droga ed è sconsiderato, mentre Alessandro è positivo, pensa al futuro, ama Allegra e vuole costruire qualcosa con lei. In fondo è anche Luisa che sceglie sempre l’uomo sbagliato, a partire dal padre di Allegra.

Prieto: Il personaggio di Caprino non è una rappresentazione negativa degli uomini: è fondamentalmente un debole che fugge via. È la storia individuale e particolare di quell’uomo.

Raineri: In fondo le storie d’amore più divertenti da raccontare sono quelle più sfortunate. Non c’è niente di più noioso che sentire storie in cui fila tutto liscio.

Gerini: Il dramma ci accende!

Ma non pensate che il personaggio di Caprino sia veramente squallido?
Raineri: Non era nelle mie intenzioni descrivere nessun personaggio in modo totalmente negativo. Giovanni è un quarantenne non cresciuto, un bambinone. Non è un malvagio, si trova in una situazione più grande di lui che non sa gestire. Ha l’attrezzatura emotiva di un ragazzino e questo problema vale anche per i personaggi femminili. Credo che questa sia una caratteristica dei quarantenni.

Gerini: Ci sono quarantenni non ancora realizzati, l’età della ragione si è molto allungata nella nostra società, tanti uomini diventano padri dopo i quaranta. Vorrei proprio vedere tutti i quarantenni con una diciottenne che si spoglia di fronte a te: quanti si tirerebbero indietro? Poi si vede chiaramente che lì Allegra vuole distruggere tutto ed andare verso il marcio per conoscere i suoi limiti e poi pentirsene.

Anche il matrimonio esce piuttosto male da questo film…
Raineri: È vero, non si salva un matrimonio e l’unica unione che ci dà una speranza è quella tra Allegra e Gabriele, gli unici in grado di rimettere insieme i pezzi. Non l’ho fatto apposta, ma credo che ci sia comunque tanto amore e tanto senso di famiglia.

L’aspetto melodrammatico del film è evidente. Portando all’eccesso alcuni ingredienti si potrebbe avvicinare ad una commedia di Almodóvar. Ci hai pensato?
Prieto: Almodóvar ha una grande facilità nel raccontare storie di donne. Mentre giravo ho pensato molto a lui come punto di riferimento. Anch’io sono cresciuto circondato da donne e mi sono servito anche della mia esperienza.

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