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L’intervista improvvisata in un Landscape n°2

Prendo dalla valigia una giacca sportiva. Si, è meglio. Un amico che avrebbe dovuto fare un’intervista mi ha chiesto, all’ultimo momento, di sostituirlo. Ho accettato, perché “Landscape n° 2″ mi aveva colpito positivamente e poi, soprattutto, perché lui è un amico.
Ora sono combattuto: non ho ben capito il contesto dell’intervista. Chi ci sarà? Tavolo della stampa o tête–à–tête? Formale o rilassata? E la giacca, che faccio? Vabbé, la metto in borsa, poi vediamo.

Mi presento con 10 minuti d’anticipo e mi fanno accomodare nelle comode poltrone dello spazio dedicato alle Giornate Degli Autori. Leggo distrattamente un pressbook mentre un fotografo mi scambia per chissachì e mi gira intorno con circospezione, immortalandomi una ventina di volte. Non faccio nulla, anzi, lo assecondo assumendo un tono sostenuto. Dopo un quarto d’ora mi accompagnano ad un tavolo vista mare. Riconosco subito Vinko M?derndorfer, scrittore e regista del film; è accompagnato dalla responsabile della produzione che mi porge il suo biglietto da visita: Eva Rohrman. Si comincia.

Rompo il ghiaccio dicendo che sono lì perché credo che il film abbia molti pregi: la capacità di affrontare una tragedia nazionale attraverso il rapporto tra il presente e la storia della Slovenia senza confluire nella retorica, l’abilità di miscelare la commedia umoristica mitteleuropea con il racconto di genere (thriller/action movie), un cast di giovani attori molto solidi, ecc. Moderndorfer slitta leggermente sulla sedia: inizialmente mi sembrava sovrappensiero ma ora è come se fosse a proprio agio e inizia lentamente a parlare. Ha consapevolmente tentato di eliminare dal film ciò che gli sembrava retorico. Mi racconta a voce bassa che in Slovenia è in corso da anni uno sciacallaggio politico fatto di accuse e veleni sulla storia nazionale recente. I corpi dei collaborazionisti giustiziati dai partigiani di Tito all’indomani della seconda guerra mondiale sono al centro della campagna elettorale vigente. I partiti di destra acclamano questi defunti come martiri, eroi barbaramente trucidati dai comunisti. I partiti della sinistra postcomunista continuano a non condannare apertamente il massacro, asserendo che si è trattato di criminali fascisti che fiancheggiavano l’occupante nazista.

Moderndorfer insiste sul concetto di colpa e catarsi: “se nessuno riconosce le proprie colpe non possiamo aspettarci alcuna catarsi“, nessuna soluzione all’impasse politica in una Slovenia che ha bisogno della verità e di guardare al futuro. Queste ossa che vengono continuamente rinvenute sono la migliore metafora del passato irrisolto, che non si può mettere a tacere per sempre. Le sue sono parole forti e sentite. Lo ascolto e penso al mio Paese, all’uso politico che viene fatto di un’esperienza straordinaria: la Resistenza.

Ne approfitto per chiedergli se il disimpegno politico e il disinteresse nei confronti del passato, espresso dai ragazzi protagonisti del film, fosse un giudizio di valore sulle nuove generazioni. Mi rassicura: “non è un giudizio, è quello che vedo“. I ragazzi fanno la loro vita, cercano i piaceri ma è come se si sentissero avulsi dal passato e dai suoi strascichi politici. Per noi nati dopo la guerra era diverso. Il comunismo non era un’ideologia ma veniva vissuto come qualcosa di molto più grande: Tito era tuo padre. Il partito era la tua famiglia, una componente fondamentale della tua storia personale.

Abbiamo parlato per due ore e di molte altre cose: dell’attività come regista teatrale di Moderndorfer, dello scontro tra la generazione che ha vissuto la guerra e i ragazzi di oggi (evidente anche in “Suburbs”, il suo primo film), dell’apparato produttivo sloveno, ecc. Troppo per parlarne qui. Preferisco lasciarvi con un meritato happy ending: la Ripley’s Film ha comprato i diritti per distribuire “Landscape n° 2″ in Italia. Piccoli segnali, ma ne abbiamo bisogno.

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