Home > Recensioni > L’Invasione Degli Omini Verdi: Nel Nome Di Chi?

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Un po’ di sana bile

Il quinto album della carriera degli alieni conferma l’abilità del quartetto hardcore originario di Brescia, anche grazie alla collaborazione con l’esperto tecnico d’oltreoceano Jason Livermore.

Tra dissonanze esasperate di chitarre e ritmi fortemente marcati, le parole delle liriche fanno trapelare una vena chiaramente polemica nei confronti della situazione in cui vessa l’Italia; un paese in cui non serve ad alcunché affidarsi a qualunque tipo di credo, religioso o sociale che sia. La disillusione permea l’intera base strumentale, creando così giochi armonici nostalgici che, in un crescendo di sferzante passionalità, portano ad esiti collerici da giudizio universale.
Della serie che, se Dio non c’è, è meglio infuriarsi al posto suo.

A parte l’inizio dell’omonimo singolo, troppo simile al brano “City Pavement” degli inlgesissimi Subways, il resto del disco è alquanto originale e a sé stante nel panorama della musica italiana degli ultimi anni. I complimenti vanno alla batteria, sempre attiva e legata ad una ritmica battagliera, che guida gli altri strumenti verso una complessa trama di suoni e timbri variegati.
I titoli delle undici tracce esprimono poeticamente il pessimismo ed il sentore di malessere che aleggiano sulla penisola – ma non soltanto – in un clima di speranze infrante e risentimento.
Strano che degli alieni abbiano tanto a cuore la condizione degli umani.

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Contro

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