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  • L’Or: Intimo Pensiero

    L’Or

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Fra nuvole e lenzuola

L’Or, acronimo di Like Outside Rain, sono una rivelazione solo a metà del panorama musicale italiano. Originari di Verona, provengono da una gavetta di dura preparazione, di perfezionamento del gusto e della scelta dei suoni. Questo gli ha consentito di proporsi, sia in studio che dal vivo, in modo vincente e professionale.

“Intimo Pensiero” è registrato, prodotto ed arrangiato così sontuosamente da far pensare ad un budget più che elevato alle sue spalle, consentendo il coinvolgimento di professionisti ed ospiti dalle ottime capacità. Sia le sfumature da ballata rock, che le asperità più rumorose, e quindi le sfuriate che sfiorano senza toccare il noise, veicolano perfettamente gli intenti espressivi del gruppo.

Sono proprio questi intenti, tuttavia, il più grande limite oggettivo degli odierni L’Or. Con un’aggravante. Poiché additano coraggiosamente nelle interviste un grosso difetto (vero) della scena italiana: la mancanza del coraggio di promuovere il nuovo, la disponibilità del mercato ad introdurre nella scena solo chi assomiglia a chi ce l’ha già fatta, producendo contenuti per un pubblico, evidentemente, considerato conservatore, ricettivo solamente di quanto già conosce e ha già funzionato.
[PAGEBREAK] Purtroppo, vero è altrettanto che i contenuti di “Intimo Pensiero” assomigliano in modo imbarazzante ad una copia carbone sbiadita dei Negramaro. I quali hanno già messo del loro per impaniare la scena musicale col loro rock derivativo dai Muse, un po’ inacidito dal narcisismo estetico del peculiare e stucchevole Giuliano. Prendere forti spunti stilistici da qualcosa che ha già superato la soglia di stress da saturazione dimostra proprio la tesi di cui sopra, sostenuta dal pure carismatico e capace Emanuele Tinazzi.

I L’Or, inoltre, sia nelle soluzioni musicali che nei testi dimostrano una particolare antinomia: la convergenza verso la forma musicale della più nota band salentina, che richiede sofisticazione estetica e capacità visionaria, si scontra con una innata genuinità che, contestualmente, rischia di evidenziarsi come ingenuità.

L’autoreferenzialità dei testi, che parlano in prima persona e si mettono a nudo con semplicità, lascia ogni tanto perplessi (“come sempre mi ritrovo qui a pensare se sto bene/naufragando tra gli equivoci, ho dinamite nelle vene“). Allo stesso modo in cui le soluzioni compositive diventano all’improvviso dirette, e tradiscono quella raffinatezza un po’ artificiosa che si premette alla riuscita di questa particolare formula rock-pop.

Gradevoli e preparati questi Like Outside Rain, ma davvero troppo derivativi. Si resta in attesa di soluzioni personali. Le affinità e le analogie con i loro fratelli maggiori, intanto, li porteranno a farsi conoscere da un pubblico più vasto.

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