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La “Another Family” di dr.gam [INTERVISTA]

Dr.Gam è l’acronimo di Andrea Gamurrini: cantante, chitarrista, compositore, autore, produttore e, perché no, anche viaggiatore. Numerosi viaggi all’estero, infatti, hanno segnato la sua vita e la sua carriera, tanto da portarlo a chiamare il suo ultimo album “Another Family”, proprio in onore della sua famiglia sparsa per il mondo. Reggae, funk, elettronica, ma anche pop: non manca proprio nulla in questo lavoro, che racchiude gli ultimi 15 anni di vita dell’artista.

Dr.Gam è una persona che ha vissuto, ed ha vissuto davvero, prima di essere un artista: ha visitato luoghi, conosciuto gente, ha visto realtà difficili, e, nonostante ciò, è riuscito a capirle. Quindi potremmo definire tutto il percorso artistico che lo ha condotto fin qui, un vero e proprio viaggio: alla scoperta della musica, di se stesso, di altre persone.

In questa intervista ci ha reso partecipi di alcune tappe del suo cammino, quelle che hanno contribuito a dare alla luce “Another Family”.

Partiamo dal principio. Come e quando ti sei avvicinato alla musica?

Mia madre mi fece iniziare a suonare il pianoforte a 5 anni, perché era una patita di musica lirica; iniziai con la musica classica, passai alla chitarra classica a 10 anni. Verso i 15 scoppiò la passione per il rock, per la musica americana; passai alla chitarra elettrica, al folk,e poi alla musica black, quindi al reggae, al soul, al funky, al jazz.

Il tuo nome d’arte, Dr. Gam, deriva dal cuore del tuo nome, Andrea, e dalla testa del tuo cognome, Gamurrini, “scelti come essenza della parte più istintiva e quella più razionale, la più intima e la più cerebrale”. Queste due parti riescono davvero a coesistere in te, oppure una delle due prevale sull’altra? E la tua musica, quindi, si può definire un punto di incontro tra le due?

Una prevale quasi sempre sull’altra, ma a volte prevale una, a volte l’altra. L’equilibrio è la somma di questi momenti; la somma del disequilibrio momentaneo forma l’equilibrio. L’equilibrio è staticità, il disequilibrio è movimento e nel movimento c’è vita.

Anche la mia musica vive allo stesso modo. Non è equilibrata in ogni momento.

Scavando nel tuo passato troviamo numerosi viaggi, diverse collaborazioni artistiche, tre tour all’estero (nel 2005 e nel 2008 negli USA e nel 2006 nel Sud Europa). Quanto e cosa di tutto ciò ritroviamo nel tuo ultimo album, “Another Family”?

Tutto. Partendo dallo stesso titolo, “Another Family”: chi è quest’altra famiglia? Io sono tutte le persone che ho incontrato negli ultimi 15 anni, tra l’Italia e l’estero ed anche i brani stessi non sono altro che stralci di questi pezzi di vita condivisi con tutte queste persone, di cui molte ancora oggi fanno parte della “Another family”.

Soffermiamoci sull’album. C’è una canzone “Dr. Gam is in the house”, in cui utilizzi il patwa, il dialetto giamaicano. Come mai questa scelta?

Deriva dal mio grande amore per la musica reggae, oggi cantata quasi tutta in patwa. L’utilizzo in questo brano aveva un ulteriore significato. È stato scritto dopo la mia esperienza on the road in Jamaica, dove mi trovavo per girare il video di “Our roots”; quasi tutto il viaggio è stato abbastanza teso, la popolazione vive nella miseria, è sempre alla ricerca di denaro. “Dr.Gam is in the house” parla proprio della tensione che si vive lì, che nel momenti di aggregazione, divertimento, in cui la musica è predominante, scompare. Quindi, data la scelta di parlare della magia della musica, che riesce a calmare gli animi anche in un posto difficile come quello, la scelta della loro lingua era d’obbligo.

C’è poi un altro brano, “Italian Rastaman”, che potremmo definire una critica agli stili di vita occidentali, fin troppo frenetici, e che parla di un cambio di rotta, del bisogno di rallentare per dare modo alle proprie idee di prendere forma. Quanto è autobiografico?

È assolutamente autobiografico. Ho scoperto che la velocità è una condizione che non porta il cervello a funzionare nel modo giusto. Il cervello ha bisogno di tranquillità, di ritmi lenti, pacati, solo così riesci a tirare fuori idee ottime. Al giorno d’oggi tutte le informazioni che vengono date sono semplici, perché nella velocità non puoi dare informazioni piene. Inevitabilmente c’è un martellamento di informazioni semplici e, talvolta, vuote. Questa è una chiave di lettura. Ma parla anche di altro, parla anche di droghe chimiche e ci sono anche molte citazioni di artisti importanti della storia della musica, come in tutto l’album.

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Quindi secondo te, in definitiva, la velocità ammazza la creatività?

Non sempre, ma spesso sì. Non sempre, perché si possono avere buone ispirazioni nella velocità, anche se sono più rare. La questione è lo sviluppo dell’idea. L’intuizione nell’arte necessita di un momento di sviluppo.

Oggi i dischi si fanno anche in poche settimane, negli anni 60-70 i dischi più importanti, entrati nella storia, si facevano in 2-3-4- anni e sono importanti perché quegli artisti hanno avuto tempo di lavorare ai brani, mettendosi al servizio dell’album. Proprio quei brani rimarranno per sempre, sebbene siano stati fatti con tecnologie primitive rispetto a quelle di oggi.

In “Ritmo Ideale” nel ritornello dici “Sai, ci sarebbe un ritmo ideale, allentando la tensione, per una mente libera da ogni paura”; e poi “Date un’idea, per rallentare il mondo date un’idea”. È sempre un rimando ai ritmi di vita troppo veloci?

Sì, si lega a quel concetto. È una scenetta della commedia all’italiana. Lei casalinga e lui che lavora e torna a casa e, invece di trovare una situazione rilassata, trova la moglie isterica, che si lascia trascinare dagli eventi. Lei sfoga le tensioni sul medico. È una gag.

Uno dei brani più interessanti a mio parere è “Lettera Di Mezza Estate”.  Ad un certo punto dici “Devi studiare da dottore se un giorno ti vuoi realizzare”, che è un concetto molto attuale. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

È un brano autobiografico. In passato, dopo anni di lavoro duro, ho vissuto in un appartamento molto piccolo, adiacente ad una strada molto trafficata, senza aria condizionata; era luglio, c’erano 35 gradi, ma dal momento che a 5 metri dalla mia finestra passavano macchine di continuo, dovevo stare con la finestra chiusa. Scrissi così una lettera alle persone importanti della mia vita, comunicando la mia condizione. “Lettera di mezza estate” è una denuncia: oggi anche chi è laureato non riesce ad avere neanche un appartamento degno in cui vivere; è, quindi, una denuncia all’Italia di oggi, dove la condizione giovanile non è proprio esemplare.

Per concludere, come definiresti tu “Another Family”?

È il riassunto degli ultimi 15 anni. Il concetto di famiglia classica è molto importante e serve al giovane per essere pronto per entrare nell’altra famiglia, che potrebbe essere potenzialmente tutto il mondo.

Per quanto riguarda i tuoi  progetti futuri, cosa puoi dirci?

Dovrebbero esserci degli showcase prossimamente; a marzo ci sarà il primo remix di “Dr. Gam is in the house”, fatta da un noto disc jockey della riviera romagnola, per poi essere pronti per il terzo singolo, “Lettera di mezza estate”, che uscirà intorno ad aprile – maggio. Infine, ci sarà il tour in estate.

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