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Un pizzico più femminista, gay friendly, barocco (e non pastrocchio): “La Bella e la Bestia” è un’operazione spudoratamente commerciale, ma riuscita.

Trasposizione live action, o meglio traslitterazione, del capolavoro animato del 1991 (che, vi [r]assicuriamo, rimane prevedibilmente imbattuto), il film di Bill Condon con Emma Watson e Dan Stevens segue la trama made in Disney, arricchendola di elementi tratti dalla versione forse più famosa della fiaba, ovvero quella di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont del 1757, che a sua volta era una sintesi della prima stesura registrata, quella ad opera di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve del 1740. Una curiosità: per la prima volta il paesino francese in cui vivono Belle e Maurice ha un nome, ed è proprio Villeneuve.

Se la sceneggiatura di Stephen Chbosky e Evan Spiliotopoulos ha dunque un merito, è proprio quello di essere riuscita a dirci qualcosa in più dei personaggi familiarissimi grazie ad un approccio filologico, selezionando con misura gli elementi dalle fonti originali, e soprattutto misurandosi nelle novità… perché, diciamoci la verità: chiunque abbia amato davvero il classico Disney fa fatica a immaginare che questo remake sappia reggere il paragone in quanto a immaginazione e originalità. Il terrore degli appassionati era che la spasmodica necessità di stupire portasse a scempi come quello dei beagle raggrinziti nel film di Christophe Gans del 2014.

Non temete, i problemi del film risiedono altrove, e hanno ahimé a che fare in primis con l’importantissima anima musicale del film, e trattandosi di un musical, non è cosa da poco: se da una parte la versione doppiata che verrà distribuita nelle nostre sale ci salverà dalle voci poco impressionanti degli attori, permettendoci dunque di godere di buone perfomance vocali (su tutti il bravissimo Marco Manca che ci regala un Gaston magnifico), dall’altra sono le stesse canzoni ad essere talvolta mutilate dall’errore madornale – e totalmente incoerente con la scelta di riproporre quasi per filo e per segno il film del 1991 – della produzione: i testi sono spesso diversi, e rovinati da una metrica che fa a cazzotti con la partitura musicale. Non starò qui a dirvi in quali punti e quali versi vengano storpiati da questa infelice decisione, che pare sia dovuta alla necessità di seguire il labiale degli attori: non voglio togliervi l’ebbrezza del ribrezzo.

Un’altra sfida non vinta è quella in cui hanno fallito miseramente anche i grandissimi come Cocteau nel suo bellissimo “La Belle et la Bête” del 1946, e gli stessi Gary Trousdale e Kirk Wise nel ‘91. La leggenda vuole infatti che la stessa Greta Garbo, quando Jean Marais torna ad avere le proprie fattezze nel finale del film di Cocteau, avesse esclamato “Ridatemi la Bestia!”; e si sa che la stessa cosa è successa a moltissimi di noi.

“Chi avrebbe mai potuto amare una bestia” ci chiedono i film Disney. “IO!” rispondiamo noi all’unisono. E la delusione provocata da un principe che non è all’altezza del suo bestiale alter-ego stavolta è forse anche più scottante, perché la sequenza iniziale del film, che è una di quelle meglio riuscite tra le nuove, ci racconta la maledizione mostrandoci Dan Stevens fantasticamente imbellettato alla moda opulenta e stravagante della corte francese di fine Settecento… quando poi (spoiler?) lo vediamo emergere dall’incantesimo, questo principe è sempre un po’ ridicolo. E ruggisce scherzosamente.

Per quanto riguarda la Bella Emma Watson, siamo di fronte ad un unico inscindibile: non tanto per la perfetta immedesimazione dell’attrice nel personaggio (nonostante sia certamente un ruolo che le è riuscito meglio di tutti i precedenti), quanto per l’infusione di molti aspetti del personaggio pubblico della Watson in quello di Belle. È innegabile, infatti, che la scelta dell’interprete abbia influenzato la caratterizzazione della protagonista, accentuando lo spirito indipendente, creativo, caparbio e moderno del personaggio. Tutte qualità che nel 1991 erano presenti in nuce, quando l’eroina del film arrivava sullo schermo come una ventata d’aria fresca, la prima ad essere meno succube degli uomini, qui vengono sottolineate dalla scelta di un’attrice che nel tempo libero è una proclamata femminista dalle idee molto chiare, e largamente apprezzate.

E ciò è coerente con l’impostazione generale del film, che si adagia sulle solide fondamenta gettate ventisei anni fa, ma allo stesso tempo vuole darsi un’aria moderna, con concessioni ad un umorismo dal sapore contemporaneo. Soprattutto, sembra voler riequilibrare le incongruenze e lacune che le necessarie elisioni di una fiaba ci hanno sempre lasciato, tra innesti perlopiù felici che spiegano molto e divergenze più o meno giustificabili (a seconda di quanto siamo gelosi del canone disneyano, s’intende).

Per quanto riguarda i primi: al cinema scopriremo infine dettagli dell’infanzia di Belle e della vita dei suoi genitori prima del trasferimento nel paesino – bella la scena di soliloquio cantato di Kevin Kline -, nonché del passato di Gaston; approfondiremo la conoscenza della Bestia e degli abitanti del castello con nuovi retroscena e nuovi personaggi (perché nessuno ha mai abbandonato quel padrone così difficile?); ci viene svelato che l’incantesimo ha avuto effetti anche oltre le proprietà del principe; Gaston arriva a progettare il suo piano diabolico riguardo Maurice a seguito di un tentativo di ingraziarsi il futuro suocero grazie al quale vediamo qualcosa in più di questi personaggi (Gaston, la guerra e le vedove ci fa sorridere). Insomma, abbiamo un quadro più completo e non meno magico.

Ora uno sguardo alle divergenze, tra promossi e bocciati: innanzitutto LeTont (Josh Gad). Lui è la vera rivelazione. Fin da subito capiamo che stavolta la spalla del belloccio del paese non è affatto tonto, bensì acuto e perspicace, una prima donna di Broadway in quanto a presenza scenica, e capace persino di rimorso. Ci ha spiazzato, ma funziona. Un po’ come la palla di neve gigante che la Bestia stavolta manda a segno con Belle.

Non mi riesce però di perdonare le alterazioni alla scena della taverna (tra le quali …niente “Riccardo!”); si può tranquillamente sorvolare sulla libreria del paese, ma non sul modo quasi accidentale in cui la nostra eroina scopre la biblioteca del castello. Men che meno lo scioglimento della vicenda: astutamente, Mrs Bric (Emma Thompson) racconta a Belle dell’incantesimo ma non fa parola del modo in cui lo si può spezzare, e quando giungiamo all’epilogo (attenzione spoiler!) la maledizione sparisce solo grazie al provvidenziale intervento di un personaggio la cui identità dovrebbe sorprenderci, e non perché la Bella dichiara il proprio amore alla Bestia prima che cada l’ultimo petalo. Insomma, ci sono topoi letterari intangibili, per tutti gli dei! Shakespeare viene portato in scena ogni su un palco ogni 10 minuti nel mondo, e sfido io a trovare versioni senza “l’essere o non essere”. Se ad un concerto di Adele non ci canta almeno due note di “Someone Like You” scoppia la rivoluzione. Se a Napoli chiedi la pizza con i wurstel… Va bene, avete capito l’antifona.

Insomma, questa nuova versione de “La Bella e la Bestia” non è perfetta, e soprattutto non è capace di vera originalità, ma è un dignitoso aggiornamento in live-action ed effetti speciali della magica storia d’amore che ci conquistò tanti anni fa, quando la computer grafica faceva il suo primo, circoscritto, apparire nel mondo dell’animazione tradizionale Disney. Se non altro, ci regala di nuovo il piacere di tornare a zonzo nel castello incantato, e magari, per chi incontrerà questa storia per la prima volta, sarà l’incentivo giusto per approfondire una delle fiabe più belle di sempre.

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Contro

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