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La benedizione degli animali

Fino all’8 settembre la mostra Roccedimenti. Fatte, non finite, le nature contemporanee (a Casso in provincia di Pordenone, proprio sulla diga del Vajont) ospita “La benedizione degli animali” di Cosimo Terlizzi, un’installazione composta da un video di 7 minuti coprodotto con Traffic Gallery, nel quale il performer compie varie azioni tra gli animali di una fattoria, e da una scultura multimateriale pensata come strumento musicale, una specie di corno.

All’interno della composita produzione artistica di Terlizzi trovano spazio, a fianco dei lavori mirati ad indagare l’io e i rapporti personali (come i documentari “_Folder” e “L’uomo doppio“), anche opere rivolte verso il mondo della natura, delle superstizioni radicate nelle campagne e dei riti liturgici più o meno ortodossi. Buoni esempi, per restare in campo cinematografico, sono “Murgia” (qui a pagina 4) e “Il solstizio di San Giovanni Battista”.

Quella di Terlizzi è «una poetica» — si legge nel catalogo della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro che nel 2011 gli dedicò una personale — fondata «sulla memoria, quella che appartiene ad ognuno di noi preso singolarmente, ma anche quella che appartiene all’uomo inteso come unico organismo».

In questo percorso di ricerca si colloca il primo capitolo, chiamato “La stalla”, del progetto “La benedizione degli animali”: «Durante il mio incontro con gli animali — racconta Terlizzi — ho raccolto reperti, tracce dell’uomo trovate all’interno degli ambienti. Questi oggetti d’uso sono diventati lo strumento ritualistico sonoro. Lo strumento/scultura, posto in relazione al video nell’installazione, assume un valore di prova del processo di creazione del rito e sembra avere i caratteri di un oggetto sacro. Sono lì poste come reliquie per l’adorazione del pubblico».

Mi sembra che nel video l’azione vera e propria nasca quando entrano in scena lo specchio, il coltello e, più tardi, lo strumento musicale costruito: che ruolo hanno questi oggetti? Permettono un contatto, una forma di comunicazione tra uomo e animali?
Il riflesso dell’animale allo specchio sembra restituirci il riflesso del suo io, l’anima e quindi l’anima-le nella sua meravigliosa unicità e mistero. Tutto il percorso documentato nel video “La benedizione degli animali” è la ricerca di una forma d’elevazione e contatto spirituale, un tentativo di distogliere gli animali dal destino scritto dall’uomo. Nello stesso tempo è il tentativo di catturare l’attenzione di noi abituati a non vederli più come creature esistenti ma come carne da macello, e peggio ancora come cose.

L’assenza di parole e di suoni che non siano quelli emessi dagli animali (e dallo strumento musicale) è un modo per cancellare il dominio dell’uomo su di essi? Un dominio che deriva proprio dal potere dell’uomo di dare un nome agli animali e a tutto il creato?
Ho lasciato che gli animali della fattoria si esprimessero come componenti di una grande orchestra composta da ogni tipo di suono. Il mio strumento inventato al momento è estraneo alla loro voce. Copre le loro urla, i loro canti. Conduce, sottolinea, marca un percorso astratto proteso verso il mistero. Avvisa, stordisce tutti, noi e loro, come a porre un richiamo d’attenzione al fatto. Posso dire di aver urlato e cantato con loro.

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