Home > Interviste > La casualità del miracolo

La casualità del miracolo

Vincitore morale della 66° Mostra del Cinema di Venezia, “Lourdes” arriva finalmente sugli schermi italiani giovedì 11 febbraio. Abbiamo incontrato a Roma la regista austriaca Jessica Hausner.

Come ha scoperto Lourdes?
Non conoscevo Lourdes prima del film. L’idea era di fare un film su un miracolo ed ho iniziato a raccogliere il materiale. Ho sentito parlare di Lourdes come luogo per eccellenza in cui non solo i miracoli avvengono, ma sono anche analizzati e studiati a livello medico ed ufficiale. È così che mi sono avvicinata a Lourdes ed ho capito che era il posto perfetto per il mio film.

È andata in pellegrinaggio? Che idea si è fatta?
Sì, ho fatto molte ricerche. Mi sembrava una favola l’idea che alcuni malati in viaggio a Lourdes fossero guariti miracolosamente. Eventi di questo tipo, non spiegabili da un punto di vista medico, sono effettivamente avvenuti e sono documentati. Ma io volevo volgere il mio sguardo più in là. Quello che ho voluto dire nel film è che le cose non succedono per intervento intenzionale di Dio, o perché Dio ha voluto dimostrare la propria bontà o dare prova della propria esistenza. Ho voluto dire il contrario: il miracolo è una cosa arbitraria e casuale.

Il film può essere letto come una riflessione sul tema della malattia.
Sia la malattia che il miracolo sono intesi in senso metaforico. Il dato oggettivo è rappresentato dalla sclerosi multipla, certo, ma volevo rappresentare qualcosa che ha più a che fare con l’anima, con la vita ed i limiti che essa ci impone. Non possiamo avere tutto, la vita a volte è ridotta ad una situazione data. Anche il miracolo è metaforico: un forte desiderio di liberarsi dalle catene e dalle limitazioni che ci sono imposte, per vivere la vita in pieno.

Mettiamola così: nella protagonista avvengono dei mutamenti fisici messi in moto da un’energia interiore e collettiva. Possiamo parlare di miglioramenti dovuti alle infinite possibilità della mente?
Ho scelto questo tema proprio perché non c’è un’unica risposta: autosuggestione, forza psichica individuale o collettiva, dinamiche di gruppo… Mille cause possono influenzare una guarigione. E guarigioni inspiegabili non avvengono solo a Lourdes. Si dice che la fede possa smuovere le montagne, ma a me interessava raccontare la casualità della guarigione: dopotutto la protagonista non è nemmeno credente eppure è lei ad essere miracolosamente guarita

Pensa che qualcuno possa riacquistare la fede vedendo il suo film?
Mi meraviglierei se ciò accadesse. Il miracolo è presentato in modo ambivalente. C’è la malattia, la speranza di cambiare le cose attraverso la fede, l’attesa dell’evento straordinario. Poi qualcosa succede, ma non sappiamo se ci sarà continuità o se si tratta solo di un miglioramento temporaneo. A me interessava altro, non il racconto di una guarigione.

Allude al concetto di benessere psicofisico? Sembrerebbe centrale nel film.
Mi interessa l’aspetto filosofico della questione, più che il concetto di benessere psicofisico. Nel corso dei miei viaggi a Lourdes ho sentito per la prima volta la paura primordiale della finitezza della nostra vita, l’ho sperimentata dentro di me. E, parlando con persone ammalate che convivono ogni giorno con il decadimento del loro corpo ho capito che, anche se io non ho la sclerosi multipla, abbiamo tutti lo stesso destino: anche io un giorno sarò vecchia e debole e la mia vita finirà.

L’idea di fede che si evince dal film può, quindi, essere intesa come consapevolezza di un nuovo sguardo sulla
vita?
Direi proprio di sì. Nel finale non è importante sapere se la protagonista è stata guarita o meno, o per quale ragione. Quello che conta è la presa di coscienza sulla finitezza e sulla transitorietà della vita.

[PAGEBREAK]

Qual è il suo rapporto con la fede?
Quello che per me è difficile da accettare nel cattolicesimo è lo sguardo verso l’avvenire, la promessa di una salvezza futura che mi rende difficile vivere la mia vita qui ed ora. La fantasia di una salvezza oltre la vita è proprio il motivo per cui ho difficoltà ad essere credente.

Oltre a Carl Theodor Dreyer per la messinscena e a Jacques Tati per l’umorismo, anche Luis Buñuel è un suo punto di riferimento?
Buñuel è sempre stato una grande fonte d’ispirazione. “Il Fascino Discreto Della Borghesia” ha avuto una grande influenza su di me, per l’umorismo con cui descrive l’aspetto bigotto della classe borghese. Guardando i suoi film ho capito che volevo fare la regista.

Come ha scelto la protagonista Sylvie Testud?
Non volevo il classico personaggio sofferente, ma una ragazza che sembrasse finita quasi per caso in questo posto, su una sedia a rotelle. Sylvie aveva l’autoironia ed il pragmatismo necessari per la parte, era perfetta. Dopo aver fatto alcune prove, abbiamo cercato di esplorare cosa significhi essere malati come esperienza fisica e, per conoscere meglio la malattia, abbiamo visitato degli ospedali e parlato con molte persone affette da sclerosi multipla.

Quale è stata la difficoltà maggiore di girare a Lourdes?
Ho partecipato ad alcuni viaggi organizzati per familiarizzare con il luogo e portare avanti le ricerche. Ho preso contatti con il servizio stampa per avere il permesso di scattare foto o fare alcune riprese, e mi sono conquistata la loro fiducia. Quando ho detto che volevo fare un lungometraggio il problema principale diventava di tipo logistico: a noi serviva il santuario in modo esclusivo ed un posto come Lourdes è frequentato da migliaia di pellegrini ogni giorno. Dovevamo ritagliarci dei momenti in cui girare senza interferire con la vita del posto.

È stato difficile convincere le autorità religiose per poter girare?
Devo dire che ero meravigliata: non c’è stato alcun controllo sui contenuti del film, nessuna censura. Abbiamo solo parlato con il vescovo e non c’è stato nemmeno bisogno di far leggere la sceneggiatura.

Nella colonna sonora ci sono molte canzoni italiane.
Tra i pellegrini di Lourdes ci sono più italiani che francesi. E spesso nelle feste di chiusura di questi viaggi organizzati suonano molte canzoni italiane. Le ho inserite proprio per dare un taglio più realistico al film. Naturalmente ho scelto “Felicità” anche per il suo contenuto.

Molti pellegrini godono di ottima salute eppure vanno a Lourdes sperando di trovare chissà cosa. Lei cosa ha trovato?
Ci sono andata perché ero curiosa, volevo dare alla fede un’altra possibilità. Dopo aver girato questo film per me adesso è molto chiaro che Dio si è addormentato oppure non esiste.

Ha fatto l’immersione nelle piscine di Lourdes?
Sì. Bisogna aspettare in fila per circa tre ore. Fa molto freddo e l’attesa è noiosa, ma almeno induce alla contemplazione. Così ho iniziato a riflettere sulla mia vita. Volevo dare un significato spirituale a questa esperienza, ma lo svolgimento del rituale è stato scioccante. Cambiano l’acqua solo una volta al giorno e prima di me c’era una donna con una malattia delle pelle e ferite aperte sul corpo. Io dovevo entrare nella stessa acqua. È stato ripugnante. Sono uscita, mi sono precipitata in albergo e mi sono fatta una doccia.

Scroll To Top