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La cena è servita

Somiglia ad un piccolo miracolo, l’arrivo dei Massimo Volume a Brescia.
Se inizialmente si trattava di bisbigli ufficiosi fra i fan -tali da far pensare ad una specie di fuoco fatuo – la notizia è andata via via concretizzandosi e trasformandosi in una densa, meravigliosa, attesa.
Ed è proprio l’attesa, il sentimento che più si respira fra la folla, fuori e dentro la Latteria Molloy.
Ben presto, però, il tempo dell’indugio volge al termine.
È giunta l’ora di cominciare.
Alla rabbia ri-generativa dei The Death Of Anna Karina, sangue nero pece emiliano, il compito di aprire la serata.
La loro esibizione potrebbe dare molto di più: la bellezza del loro suono, è vero, riside nel essere grezzo, ruvido e sporco, ma qualcosa dev’essere andato storto col fonico, perché molto spesso la voce del cantante è coperta da rumori sgraziati, oppure sembra una specie di eco lontano.
Almeno questa è la sensazione percepita da dove li ascolto io (al piano superiore della Latteria).
A quanto pare, non sono la sola ad aver scelto “la visione aerea”: Emidio Clementi e un paio di “massimi volumi” stanno appoggiati alla ringhiera ed osservano le schegge impazzite nerovestite sul palco. Chissà se anche loro hanno avuto la mia stessa impressione.
Ad ogni modo, mi riprometto di approfondirli meglio. Non è certamente semplice aprire un concerto del genere.

Le mie riflessioni si sciolgono fra le prime, corrosive, note dei Massimo Volume.
Avrei la tentazione di lasciarmi inghiottire dalla folla e dagli umori, ma decido di sedermi in disparte e di cogliere la bellezza dei suoni così, osservandoli.
E mi godo un concerto che somiglia ad un grande pasto collettivo, con un Mimì sempre più carico, preciso, che non sbaglia un colpo e sa di non sbagliare.
La sua voce, precisa e tagliente, fende l’aria, a partire dalle atmosfere stagnanti de “La Notte” e di “Compound”, fino ad esplodere ne “La Cena”, apoteosi del pasto.
Il nostro cannibalismo musicale, insaziabile, esalta i Massimo Volume.
“Le Nostre Ore Contate” è una delle tante gemme rare regalate al pubblico.
Improvvisamente, però, tutto sembra finire.
Clementi e soci si congedano con poche parole, ma si tratta soltanto di un espediente per tendere ulteriormente le corde della nostra attesa.
“Ti sto cercando”…
Li stiamo cercando.
Quando risalgono sul palco, si lanciano con ritrovato trasporto, in un bis che pare quasi un’appendice dei loro corpi.
La distanza fra palco e pubblico si annulla.
Siamo tutti la stessa calda, vibrante sostanza.
La cena è servita.
Il pasto è stato consumato.
Andiamo in pace.
E torniamo a disperderci nella nebbia padana, aspettando i barbari.

Compound

La Notte

Litio

Aspettando i Barbari

La Cena

Dio delle Zecche

Il Nemico Avanza

Vic Chesnutt

Silvia Camagni

Fausto

Le Nostre Ore Contate

Da Dove sono Stato

Il Primo Dio

Sotto il Cielo

Senza Un Posto Dove Dormire

Altri Nomi

Fuoco Fatuo

(brani in ordine sparso)

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