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La condanna di Yahoo!

Stabilendo un precedente unico in tutto il mondo, il Tribunale di Roma ha giudicato responsabile Yahoo! della presenza, sui propri indici, di una serie di link pirati (dieci milioni e trecento mila per l’esattezza) che permetterebbero la visione non autorizzata del film “About Elly“. I produttori della pellicola iraniana, vincitrice del 2009 del Leone d’Oro, hanno ottenuto la condanna del motore di ricerca all’eliminazione di tutti i risultati riproducesti in tutto o in parte l’opera (attraverso lo streaming o il P2P) diversi dal sito ufficiale del film.

I titolari dei diritti sul film, prima di intentare la causa, avevano inviato una lettera di diffida a Yahoo!, informandola della ripetuta violazione del copyright e chiedendo la rimozione degli illeciti. La società americana, invece, era rimasta inerte e, anzi, aveva continuato a speculare indirettamente attraverso la pubblicità presente sulle proprie pagine.

Apparentemente, quindi, la sentenza ha confermato l’inesistenza di un obbligo dell’intermediario di vigilare la rete in modo preventivo. Egli, in altre parole, non avrebbe una responsabilità oggettiva per i contenuti caricati dai propri utenti, una responsabilità cioè che prescinde da qualsiasi atteggiamento volitivo (colposo o doloso). Rimarca, infatti, il tribunale capitolino che i motori di ricerca non possono esercitare un controllo preventivo sui contenuti dei siti sorgente a cui è ancorato il link. La condotta invece punita dal giudice è stata quella omissiva, nel non essersi il motore di ricerca attivato a rimuovere gli illeciti pur essendone a conoscenza.

Seguendo questo condivisibile iter logico-giuridico, tuttavia, il tribunale ha aperto le porte ad un principio pericoloso. Una semplice lettera di diffida sarebbe sufficiente a trasformare una posizione di neutralità (quella dell’intermediario) in una di responsabilità oggettiva. Perché, se così ragionassimo, l’Internet Sevice Provider o il gestore della piattaforma sarebbero costretti a controllare individualmente le migliaia e migliaia di link, a verificarne l’attendibilità con accurate indagini (eventualmente precedute da un’istruttoria nel contraddittorio del titolare del sito) e poi, eventualmente, a decidere cosa togliere e cosa no. Il che renderebbe il tutto estremamente farraginoso, ma soprattutto presterebbe il fianco ad una vera e propria censura preventiva unilaterale, volta ad evitare successivi problemi giudiziari.

Più del precedente (che comunque, poiché emesso nell’ambito di un giudizio cautelare d’urgenza, è suscettibile di essere rivisto), quel che preoccupa maggiormente è, come al solito, quell’atteggiamento tenuto ormai da anni dall’industria dei contenuti, che cerca un capro espiatorio contro i mali della pirateria. E, non riuscendo a rivalersi contro gli innumerevoli pirati, tiene sotto minaccia di cause milionarie i gestori delle piattaforme, che certamente sono soggetti più solvibili, individuabili e, soprattutto, di numero inferiore.

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