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La contraffazione aggrava la crisi economica?

MPAA, la celebre associazione degli Studios di Hollywood, dopo aver ammesso, un anno fa, la manipolazione di cifre e statistiche inerenti agli effetti sul mercato della pirateria, al fine di propagandare la lotta alla condivisione illegale nei campus universitari, è tornata sul delicato tema del copyright, per chiedere alla nuova amministrazione Obama un inasprimento delle sanzioni.
Dan Glickman, rappresentante dell’organizzazione, ha lanciato un monito sugli effetti che la pirateria potrebbe provocare nei confronti dell’economia mondiale, soprattutto in un periodo di recessione come quello odierno.

Ma i dati sembrano dimostrare il contrario. “The Dark Knight”, per esempio, pur essendo stato, nel 2008, il film più scaricato da BitTorrent, è diventato contemporaneamente un blockbuster tanto al cinema quanto sul supporto ottico.
Anche in Italia, i cali delle vendite sono più sulla carta che non nella sostanza ed il pubblico continua a dimostrare un acceso amore per le sale cinematografiche.
Ciononostante, il tema della pirateria resta sempre tra i più delicati argomenti da quando esiste il fenomeno internet. In Italia, i numerosi interventi legislativi che hanno modificato la legge sul diritto d’autore non sono riusciti a placare il focolaio di polemiche sorte a tutela degli interessi forti.

Per gli atti di pirateria, la legge italiana prevede una sanzione più o meno grave a seconda che vi sia stato uno sfruttamento economico.
Più precisamente, è punito con una semplice multa chiunque, in qualsiasi forma, metta a disposizione del pubblico un’opera dell’ingegno protetta, attraverso un sistema di reti telematiche.
Se invece l’opera dell’ingegno viene duplicata, riprodotta in pubblico o posta in commercio non per uso personale, ma a fini di lucro, il soggetto è punito con la reclusione e con una multa più onerosa.

Ha assunto risvolti interessanti la recente sentenza della Cassazione che ha precisato che, per “fine di lucro”, deve intendersi un guadagno economicamente apprezzabile, all’interno di un’attività economica, che non può identificarsi con il risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate. La legge, dunque, non attribuisce rilevanza penale alla duplicazione, riproduzione, acquisto o noleggio di supporti che, seppur non conformi alle prescrizioni della medesima legge, sono effettuati per fini meramente personali.

Come sempre, tuttavia, non è tanto la legge a garantire la tutela dei diritti, quanto la sua applicazione o, nel caso che ci interessa, la sua “concreta possibilità” di attuazione. In altre parole, sebbene un illecito resti tale nonostante la sua ripetuta e generale attuazione, il fenomeno della pirateria “spicciola” è così diffuso che, se si dovesse fare giustizia, i Tribunali dovrebbero smettere di lavorare al solo fine di incriminare l’enorme mole di internauti; allo stesso tempo, le carceri dovrebbero liberare gli assassini per lasciare il posto ai nuovi pirati (sempre ammesso che ci sia abbastanza posto per tutti!).

Dunque, come giustamente ha già detto un collega sulle pagine di questa stessa rivista, se non puoi sconfiggere un nemico portalo almeno dalla tua parte

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