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La disfatta di Biancaneve

Sembra che alla fine la Disney abbia ceduto. Benché scaduti da diversi anni, i diritti di sfruttamento e riproduzione su Topolino ed altre storiche pellicole (“Biancaneve” del 1937 o “Bambi”, per esempio) erano stati prolungati dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1993 per altri vent’anni. Nessuna novità per un Paese dove il potere lobbystico della grande industria è superiore a qualsiasi altro!

La questione però non si poneva solo in Patria, ma anche su un piano internazionale, dovendo i creatori di Mickey Mouse fare i conti con i Tribunali di tutto il mondo. Così, lo stesso caso, si è recentemente presentato in Italia, dove i giudici della Cassazione, al termine di un lungo percorso interpretativo, hanno riconosciuto il diritto di riproduzione sulle opere Disney ormai decadute dalla protezione del diritto d’autore non più solo in capo alla casa cinematografica ma a chiunque.

Un articolo sul Corriere di oltre dieci anni fa riportava la notizia di un avvocato, Italo Martinenghi, titolare di una società che aveva messo in circolazione 22 mila videocassette di film per bambini della Disney: attività che era stata poi messa sotto sequestro dalla Guardia di Finanza, per violazione del copyright. L’avvocato tuttavia aveva fatto ricorso ad un semplice calcolo matematico: i diritti d’autore durano 50 anni e, oltre questo termine, chiunque può sfruttare e riprodurre le opere create da altri. L’intuizione era giusta.
Dopo tanti anni infatti arrivano le prime sentenze che danno torto alla Disney.

Così succede che un giorno qualsiasi, come oggi, si legge attoniti sul giornale la notizia che il c.d.a. della Disney ha rinunciato ai diritti d’autore su Topolino! Da questo momento, chiunque potrà ristampare i fumetti ed i film del topo più famoso del mondo, realizzando anche nuove opere, senza dover chiedere il permesso alla società creatrice, né dover pagare alcunché!

Sarà anche per questo che ora, su YouTube, è possibile vedere l’intero lungometraggio di “Biancaneve”?

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