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La Donna Che Canta (a teatro)

Al Teatro I di Milano è andato in scena “Incendi” di Wajdi Mouawad (ovvero la versione teatrale del film “La Donna Che Canta”), interpretato da Federica Fracassi, Walter Leonardi, Francesco Meola, Valentina Picello e Libero Stelluti.

La storia è nota: due figli, gemelli, alla morte della madre si trovano a dover assolvere alle di lei ultime volontà, ovvero trovare il proprio padre (che credevano fosse morto) e il proprio fratello (di cui scoprono l’esistenza) per recapitar loro due lettere. La reazione dei due figli è diversa, ma alla fine entrambi si metteranno in marcia e scopriranno la verità, che allo spettatore è rivelata poco alla volta, attraverso i flashback in cui la madre, Nawal – un tempo la donna che pensa, poi, in seguito a uno scambio di persona la donna che canta – alla ricerca del figlio che le è stato portato via incapperà negli orrori della guerra e della prigionia. Una guerra non specifica (Libano? Palestina? Sudan?), ma non c’è bisogno di essere più circoscritti: tutte le guerre sono orrende allo stesso modo.

Note negative sullo spettacolo riguardano alcuni errori di recitazione, soprattutto di Leonardi, apprezzatissimo attore di cabaret, forse troppo provato dal dover sostenere una lunga prova drammatica. Altra nota negativa è proprio riguardo la lunghezza: 120 minuti. Che tengono incolllati alla sedia ma che prostrano, anche perché la sala è minuscola e le poltroncine non sono comodissime; il che, unito all’intensità emotiva dello spettacolo, rende un vero impegno arrivare interi alla fine. Ultimo aspetto negativo, l’uso molto invadente della musica, di pezzi a tutto volume ed estremamente riconoscibili (i Police, i Superteramp, Lennon) che risultano fastidiosi e dislocanti.

I pro: la recitazione. In particolare delle due donne (grandissime la Fracassi e la Picello) e di Meola, nella parte del figlio maschio. La Fracassi ha un carisma incredibile. Tiene il pubblico incollato – e recita con mezza faccia coperta!
La Picello, già vista ne “L’Amante” di Pinter, mantiene la grande comunicatività che si fa strada attraverso i suoi occhi, la sua capacità di dimostrarsi sconvolta senza doversi spendere in gesti teatrali. Il suo silenzio è il più comunicativo. Inoltre, i suoi continui salti tra i due personaggi che interpreta, quasi contemporaneamente, in scena, sono un vero saggio di abilità, perché è sufficiente guardare la sua postura, o sentire come articola le parole per riconoscere i due personaggi, la figlia Jeanne e l’originaria donna che canta.
Gli attori mettono in questo spettacolo grandissima partecipazione: la rabbia di Meola nella prima scena è trascinante (l’attore arriva a bestemmiare), le urla della Fracassi lacerano la platea, le lacrime della Picello sono certamente vere.
Uno spettacolo trascinante, psicologicamente fortissimo, più per la capacità degli attori che non per la storia in sé che, duole dirlo dato l’argomento di cui tratta, purtroppo parla degli orrori soliti noti, di stupri, torture e del disordine morale e mentale che la guerra crea.

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