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La Favola di Mrs Fairytale

Favola” è Mrs Fairytale, la signora Favola, una versione di Filippo Timi donna negli anni ’50. “Favola” è ciò che questa donna immagina. “Favola” è un aneddoto sulla femminilità in scena in questi giorni al Teatro Parenti di Milano dove conclude la rassegna Supertimi.

“Favola”, di cui esistono pochissime immagini (perché Timi non vuole essere ammirato nella sua versione femminile con le gonne vaporose, le lunghe ciglia e i riccioletti alla Judy Garland?), è uno spettacolo purtroppo molto lungo e per fortuna molto gradevole. La storia di fatto non c’è: lui giganteggia in scena, i due coprotagonisti Lucia Mascino e Luca — the body — Pignagnoli fanno una ottima scena e in alcuni momenti mettono in ombra il maestro.

Timi è una donna media, curata, elegante, un po’ caricaturale, con le sue mossette e le sue pose (e che gambe!), picchiata quotidianamente dal marito, con un’amica del cuore cui — ovviamente — non dice mai la verità (“dire la verità è pettegolezzo”) e una cotta per il vicino di casa.
A pochi giorni da Natale si accorge di essere rimasta incinta. Sull’ultimo atto si vira nel pazzesco, a Mrs Fairytale cresce il pisello e arrivano gli alieni…

A fare colpo, anche questa volta come in tutti gli spettacolio di Timi, la mise en scene. La scenografia anni ’50 e gli abiti, tutti Miu Miu, creati apposta per i tre attori, con scarpe perfette e lucide, occhiali vintage e uno stile personalissimo per ciascuno.

In più, si assiste a una grande prova d’attore. Timi è una donna, un certo tipo di donna, quando è Mrs Fairytale. Ma quando inizia la sua trasformazione, in pochi secondi cambia atteggiamento, espressioni e camminata e ritorna un uomo, dimostrando al pubblico ancor di più sia quanto fosse donna che quanto gli spettatori, loro malgrado, lo vedessero donna. Gli anni ’50 — e la donna anni ’50 — di Timi sono un mondo da anni ’70, ovvero, come noi del 1974 abbiamo immaginato essere gli anni ’50.
Con le donne mutuate dalle grandi attrici (Timi è tutto un citare la Garland e Doris Day), faccette e mossette da brava casalinga ai tempi delle prime lavatrici, e citazioni più o meno evidenti a grandi classici quali “Il Mago di Oz”, “King Kong” o “Vertigo”.

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