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La filosofia di un regista indipendente

In una stanza completamente tappezzata di locandine di tutti i suoi maggiori successi, il regista Bolognese tiene un incontro molto confidenziale in una scuola di cinema di Firenze . Loudvision era presente

Quali sono le differenze tra le condizioni di esordio nel cinema italiano odierno rispetto alla fine degli anni ’60?
Le condizioni che differenziano la scena cinematografica del 1968 da quella del 2008 sono prevalentemente numeriche: nel 1968 si producevano 365 film all’anno. Me lo ricordo bene perché sono i giorni esatti che ci sono in un anno, si faceva un film al giorno e il 90% veniva distribuito. In Italia, dei 60-70 film prodotti, il 30% non esce. Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a 419 debutti italiani, di questi solo 28-29 hanno realizzato il secondo film. Questo vuol dire che non è difficile debuttare, ma è molto difficile permanere.

Il cinema sta oggi vivendo un periodo di stallo?
Credo che il problema della condizione odierna si debba ricondurre alla mancanza di identità di un paese. È evidente che l’italianità è andata disperdendosi nel villaggio globale in cui viviamo. Se pensate agli ultimi film italiani che hanno vinto l’ Oscar, come “Mediterraneo” o “La vita è bella”, sono tutti film che raccontano un’Italia del passato. C’è una sorta di rifiuto per quanto concerne l’essere italiano oggi, in quanto ogni tipo di scelta, culturale, artistica e anche alimentare, è diventata la scelta di un paese totalmente colonizzato.

Molti registi di oggi si credono autori solo andando a riprodurre la quotidianità, mentre una volta ci si avvaleva più dell’ altrove come forma di fuga immaginaria, senza forzature nella ricerca di tale titolo…
C’erano, soprattutto, i generi. I generi cinematografici sono totalmente scomparsi, rimossi, ed erano una grande forza del cinema come comunicazione. Una sorta di garanzia del prodotto, per chi lo proponeva e chi lo andava a vedere. Adesso, la star del film è l’autore. Ed è con quello che si identifica la forza dell’opera stessa.
I generi sono diventati gli autori e gli autori sono diventati i generi di loro stessi. Questo perché il cinema non lo si impara vedendolo fare, lo si impara facendolo, l’avvicinamento al cinema in chiave professionale è molto lento.
Bergman,che era una talento naturale, affermò che dopo sette film realizzò un film che assomigliava a quello che aveva in mente di fare. Chiunque voglia fare cinema deve accettare che dovrà fare una serie di errori. Come una sorta di arricchimento. Logicamente senza esagerare…

Esagerare in che modo?
Ognuno di noi sa di essere unico, di avere delle qualità. Ognuno di noi rappresenta un’eccezione, un’ anomalia. Come tali tutti noi dobbiamo andare alla ricerca della nostra vocazione, del nostro talento. Ricercare il proprio talento è il momento cruciale nella crescita creativa di ogni individuo. L’ errore, che molti commettono, è confondere la propria passione con il proprio talento. Non è vero che grazie alla tua passione per il cinema ne farai il tuo mestiere perché non è detto che la tua passione coincida con il tuo talento.
Io ho vissuto questo con la musica. Nonostante la passione, non avevo talento. Una dolorosa verità, ma non bisogna rassegnarsi ai propri sogni.

Qualche anticipazione sul suo prossimo lavoro?
È un film drammatico. Parla di un professore che insegna nella stessa scuola frequentata dalla figlia, la quale è brutta, emarginata e disadattata. Il padre per proteggerla le racconta una realtà che non c’è . Quando, per una fatalità, la figlia uccide la sua compagna di banco, lui si dedicherà completamente a lei standole vicino in questo dramma. Mi sono commosso. Vedremo un grande Silvio Orlando, un’emozionante Francesca Neri e una rivelazione: Ezio Greggio, nel suo primo ruolo drammatico.

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