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La fine è vicina

08/07/2008

Scene da devasto in campeggio. La stanchezza di chi si è fatto l’intera “vacanza metal” si fa sentire, eppure si è sereni e allegri.
L’ultimo giorno vede il tempo trascorrere tra doccia, pranzo fuori e shopping.
Ovviamente, dalle 16.30 in poi, concerti.
L’attenzione è concentrata per lo più sull’esibizione degli Arch Enemy, non solo per la loro riconosciuta bravura, ma soprattutto per la presenza di Angela Gossow.
Primo gruppo a calcare per l’ultima volta il palco del fest sono gli In Slumber con il loro melodic death, direttamente dalla vicina Austria (inutile dire che il pubblico presente a sostenerli è composto in larga parte da conterranei della band). Cautamente interessante, la loro proposta musicale viene penalizzata dal poco tempo a disposizione e da un sound che, oltre a non rivelarsi particolarmente originale, guadagna in spessore solo grazie all’aumento di volume da parte del banco-mixer.
Seguono i Biomechanical, band interessante, forte di un death/thrash metal corposo, molto variegato e ricco di elementi sì derivativi, ma coesi e compatti nell’economia complessiva del live-set.
Calata la sera, è il turno dei thrasher Onslaught prima e dei rock/metaller Volbeat poi. Entrambi si concentrano sui brani di più recente produzione scatenando il pubblico ancora presente e lasciando il passo ad uno dei tre nomi più attesi dell’ultima giornata.

I membri degli svizzeri Eluveitie prendono così i rispettivi posti sul palco e si nota subito la presenza dei due gemelli fondatori, Rafi e Sevan Kirder, ancora con la band per gli ultimi live show prima del definitivo abbandono.
Chi già li conosce non viene tradito: tantissima energia e voglia di divertirsi. Per un’ora si assiste a continui cambi di strumenti, da quelli più moderni a quelli più retro (ghironde, arpe, cornamuse) e, mentre la voce di Glanzmann ingrana lentamente, quella dei gemelli suona brillante e drammatica, perfettamente calzante ai personaggi che rappresentano. Iniziano con “Primordial Breath” e passano per, tra le altre, “Inis Mona”, “The Somber Lay” e “Elembivous”. Lo show risulta piacevole e di grande intrattenimento, il modo migliore per scaldare il pubblico in attesa degli ultimi headliner della rassegna.
Ed eccoli, dalla Germania, a colpi di flauto e fuoco, i Subway To Sally.
Attesissimi dall’audience presente, sono purtroppo danneggiati da volumi inappropriati e da un’equalizzazione che a tratti rende persino fastidioso l’ascolto. La scaletta pesca dai loro classici più popolari, da “Veitstanz” a “Sieben”, da “Feuerland” alla meravigliosa “Kleid Aus Rosen” capace, da sola, di far scatenare sul palco tutti i sette componenti della band che, tra giravolte, saltelli, giochi di fuoco e luci cesellano un’esibizione eccezionale, con tanto di coro dal pubblico:
Meister, Meister gib mir Rosen,
Rosen auf mein weisses Kleid,
stech die Blumen in den blossen
unberhrten Mdchenleib.

Un attimo di pausa ed è già il turno dell’ultimo gruppo in cartellone.
Così, mentre la percentuale di maschietti si quadruplica in tempo zero, salgono sul palco gli Arch Enemy.
Senza esitazioni si scagliano con “Blood On Your Hands” e “Wages Of Sin” sul pubblico frenetico, per poi continuare con “Taking Back My Soul” e “Dead Eyes Sees No Future”.
Amott si riconferma grandissimo chitarrista, Erlandsson fa altrettanto alle pelli. Entrambi, dopo aver dato il meglio di sé con i Carcass, riversano negli Arch Enemy tutto il feeling che hanno saputo costruire e maturare tra loro con il passare del tempo. E la parte strumentale ne giova a pieno, per il sollazzo dei presenti in preda all’headbanging più esagitato. Opinabili, invece, le parti vocali, sul cui merito il giudizio rimane nell’abito della pura soggettività: chi ama Angela Gossow, chi no. Tralasciando facili commenti di natura estetica, infatti, resta comunque formidabile il fatto che una donna possa cantare con un growl di simile portata, andando a superare tutte le barriere fisiche impostegli da madre natura.
Sul palco, poi, gli svedesi corrono da un estremo all’altro senza perdere accordi o note, passano da “My Apocalypse” a “Revolution Begins” e chiudono con “Nemesis” e “We Will Arise” giustificando a pieno titolo il ruolo di headliner della giornata.

Dulcis in fundo, Angela annuncia un nuovo gruppo che, dopo di loro, eseguirà un’ultima canzone.
Si tratta degli organizzatori del Metal Camp che, di lì a pochi istanti, saliranno sul palco per regalare agli ultimi spettatori presenti una buffa versione della canzone-tema del festival.

E mentre l’edizione 2008 va in archivio, è già tempo di saluti e qualche lacrima.
Domani si parte verso altri lidi.

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