Home > Zoom > La follia e l’imprevedibilità della morte

La follia e l’imprevedibilità della morte

Il dr. Kruger gestisce una clinica di assistenza al suicidio, nella quale cercare di far desistere i propri pazienti dal loro intento ma, in caso di malriuscita, aiutarli a lasciare questo mondo in maniera dignitosa. A popolare la struttura arrivano una serie di personaggi a dir poco surreali che presto dovranno scontrarsi con l’ostracismo di alcuni abitanti di un villaggio limitrofo in disaccordo con i metodi del dottore…

Kill Me Please“, film indipendente in tutto e per tutto, riesce a stupire notevolmente per la sua originalità, ma soprattutto per il suo carattere eversivo ed estremamente politically uncorrect. Riuscire a trattare un tema come la morte in maniera ironica, spassosa, toccando anche in maniera intelligente, super partes e niente affatto retorica un argomento molto spinoso come l’eutanasia, non era cosa facile, ma il regista Olias Barco, qui al suo secondo lungometraggio, vince in pieno la sfida, riuscendo a condire il tutto con irresistibili toni grotteschi e surreali.

Il film è una commedia nerissima e a tratti esilarante che, arricchendosi di momenti di trascinante e adeguatissimo pulp quasi tarantiniano, si fa apprezzare per uno stile caratterizzato da uno sgranato e funzionalissimo bianco e nero, e per la follia estrema che caratterizza personaggi, situazioni, evoluzioni narrative e metafore più o meno velate.

Si rimane di stucco quando il dottore protagonista, perfettamente interpretato da Aurélien Recoing, tenta di spiegare quanto costino i suicidi ad un paese e come, quindi, il suo sia un lavoro lodevole, non solo perché riesce a dare ai pazienti dignità e serenità negli ultimi momenti della loro vita, ma anche perché fa risparmiare allo stato un sacco di soldi. Un film che scandalizzerà i benpensanti, dunque, questo “Kill Me Please” che mostra tutte le parti in causa, ridicolizzandole e parodiandole nella giusta misura, senza mai prendere effettivamente parte e senza voler trasmettere assolutismi o retoricismi vari.

Altra grande forza della pellicola sono i vari personaggi che arrivano a popolare la clinica, tutti opportunamente dipinti in maniera macchiettistica e deliziosamente bizzarra. Abbiamo il ragazzo viziato fissato con la morte sin da bambino, la studentessa depressa, l’ex-cabarettista che ha perso la voce, il comico afflitto dal cancro, un uomo che ha “perso” la moglie, un misterioso commesso viaggiatore. Tutti loro cercano la morte e in qualche maniera riusciranno a trovarla, anche se non proprio con le modalità confortevoli e sicure offerte dal dottore, segno questo del fatto che spesso bisogna fare i conti con l’ineluttabilità e l’imprevedibilità della vita stessa.

Dall’altro lato della barricata ci sono gli abitanti di un villaggio limitrofo che cercano in tutti i modi di contrastare l’operato del dottore, e che, in qualche modo, riusciranno a portare il caos e il disordine in un ambiente ottimamente operativo e perfettamente equilibrato. Ma è possibile trovare un preciso equilibrio tra la vita e la morte? Sembra proprio che con il carattere totalmente folle e imprevedibile di questa commedia nera, il regista abbia voluto dirci che a volte il nostro volere non è imbattibile, anche se è sacrosanto.

Deliziosamente sopra le righe e decisamente imperdibile l’interpretazione della mitica Zazie de Paris nel ruolo del cabarettista trans, che nel finale ci regala un momento di trascinante entusiasmo, richiamando alla memoria, magari anche involontariamente, la mitica Norma Desmond sul “Viale del Tramonto”, cantando una marsigliese preventivamente annunciata, su un viale, non solo del tramonto, ma soprattutto di paradossale e pazzesca morte.

Scroll To Top