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La forza scorre possente in loro

Esilarante film fuori concorso, che meriterebbe i riflettori per come sa far ridere sfruttando le capacità illogiche e la creatività della mente umana. Una conferenza rovinata, invece, dall’avidità per il gossip, che mette in luce un George Clooney in piena forma e sagace lucidità ma che alla fine toglie spazio alla vera cosa di cui si dovrebbe parlare: il film. Un’occasione persa.

Com’è successo che un ex cavaliere Jedi come te è finito in un film dove il protagonista non sa cosa sia un Jedi? Com’è stato interpretare questa parte?
Ewan McGregor: Ci sono persone che non sanno niente di Star Wars e cavalieri Jedi. Ecco, il mio personaggio di questo film è proprio uno di questi!

Credete che la telecinesi, dopo questo film, può diventare un’arma di distruzione di massa?
George Clooney: Sì certo. Il mio obiettivo sarà proprio di passare attraverso i muri rossi al red carpet di stasera. A parte gli scherzi, in “The Men Who Stare At Goats” il punto di vista più interessante è che alcune delle cose più stupide sono anche le più vere, cosa che è particolarmente divertente.

L’ultima volta che sei stato qui hai parlato di Obama e di quanto lo sostenevi. Finora sei soddisfatto di quello che ha fatto o ha bisogno dell’aiuto di un cavaliere Jedi?
George Clooney: Be’, tutti coloro che sono entrati alla presidenza con 2 guerre in corso, crisi economiche, fallimenti degli istituti di credito e quant’altro, chiunque anche altro da Obama avrebbe avuto bisogno di un Cavaliere Jedi. Forse Ewan saprebbe anche cosa un cavaliere Jedi avrebbe fatto al suo posto.
Ewan McGregor: Sì, lo saprei ma non posso rivelarlo

A George: Questo film è molto New Age e contiene emanazioni della mentalità hippie. Segui questo tipo di filosofia e pensi che possa portare ad una nuova era?
George Clooney: Ci sono sicuramente alcuni elementi dello stile di vita hippie ma io non… Forse… Forse Ewan ne sa qualcosa di più, anche sul paranormale… Ah sì, forse ha ucciso anche qualche criceto con lo sguardo nell’arco della sua vita.

C’è un clima quasi gioioso nell’entusiasmo di questi personaggi immersi in quello che credono. Come mai?
George Clooney: Abbiamo affrontato il film come se fosse una commedia che si occupa di un mondo di idee molto divertenti. Ma forse per questo è meglio che ne parli Heslov.
Grant Heslov: La domanda è come abbiamo fatto a trovare così tanta gioia nel film? Be’ è tratto da un libro scritto da John Ronson, che ha creato questo mondo nel quale i personaggi credono vigorosamente in nella disciplina che hanno abbracciato, in cose come condizionare con la volontà dello sguardo le persone o le cose del mondo intorno a loro. Ci hanno fatto letteralmente innamorare. La gioia è stata proprio trasportarli sulla pellicola.
[PAGEBREAK] Questo film ricorda l’approccio satirico dei fratelli Coen. Come è stata quest’esperienza? Ci sono paralleli con i film come quelli dei Coen?
George: sì! Con Joel e Ethan ho lavorato ben tre volte, ma con Grant l’incontro risale addirittura al 1982, quando mi prestò dei soldi per delle lezioni di recitazione. Quindi sia io che lui siamo cresciuti con la stessa sensibilità nel corso degli anni e i Coen sono stati un’esperienza lavorativa influente per noi due. Il parallelo con loro è che anche in questo caso sapevo ormai bene che tipo di lavoro Grant voleva fare e ho capito subito che personaggio tirare fuori.

È triste vederla con la mano ingessata. Ha cercato di mettere a prova i suoi poteri psichici?
George Clooney: Ora proverò a fissarla e ad entrare nella sua mente. (si concentra, ndR). Si vergogni, ho letto la sua mente! C’è qualcuno che si chiama Dave qui dentro? No, non ho messo i miei poteri psichici alla prova ma ho rotto una porta di cartone, cosa di cui non sono molto orgoglioso. Negli anni in cui sono venuto qui arrivo sempre con qualcosa di rotto.

Guardando il film mi è venuto in mente “Three Kings” in cui si ricordava qualcosa di quel film sulla 1° guerra del golfo. È soltanto grazie alla farsa che si può avere a che fare con queste circostanze?
George Clooney: innanzitutto “Three Kings” ha limitate somiglianze: in quel momento la guerra del Golfo era finita e riflettevamo sul dopoguerra. È difficile invece fare un film su una guerra che porta ancora nel presente le sue conseguenze. Infatti “The Men Who Stare At Goats” non l’abbiamo visto come un film sulla guerra ma come una commedia su idee folli, emanazioni del post-Vietnam e degli ideali seventies, estreme conseguenze della mentalità hippie.
Grant Heslov: davvero, si è trattato di fare qualcosa di profondamente diverso da un film di guerra. È un film su personaggi e idee fantastici, esilaranti. Qualcosa di diverso.
George Clooney: Esatto, un po’ come “Batman e Robin”

Notiamo un fascino anche nel cameratismo hippie, un po’ gay-filo; è vero che un giorno è possibile che lei si innamori e possa sposare un uomo?
George Clooney: Sì certo, Grant e io stiamo per annunciare davanti a voi il nostro matrimonio. Aspetti, posso provare a leggere anche a lei la mente con il mio sguardo e posso provare così a rispondere a quello che sta pensando.

Di solito per gli attori recitare una parte in una commedia è più difficile che mantenere il profilo drammatico. In questo caso è stato particolarmente difficile?
Ewan McGregor: È effettivamente difficile, probabilmente come ogni singolo tipo di lavoro su un personaggio. Il punto è che in una commedia non reciti facendo ridere tu. L’attore deve lavorare nel pieno trasporto e con serietà su quello in cui il personaggio crede. È la situazione dentro cui si muovono queste persone che genera l’ironia della sorte, o il paradosso che genera la risata. Se avessimo recitato da attori di commedia dentro una commedia il risultato non sarebbe stato così divertente.

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