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La forza vibrante dell’anima rock

È stato un successo il concerto–evento del mito vivente Patti Smith che sullo scenario suggestivo del laghetto di Villa Ada in Roma si è esibita sotto un caldo cielo stellato ed ha riacceso, negli animi di fan fedeli e trepidanti, un nostalgico senso di libertà e leggerezza verso un percorso mentale e spirituale del passato e della memoria.

La “poetessa del rock”, accompagnata da un trio acustico: il fidato Lenny KaYe alla chitarra e, per la prima volta, sua figlia Jessica al piano, apre il concerto con un lodevole omaggio alla memoria di Michael Jackson apprezzato dal pubblico in ossequioso silenzio e culminato in un solidale e fragoroso applauso.

“Birdland” regala una struggente performance canora dalle sfumature vocali rauche, graffianti, a tratti black, che lasciano lo spettatore attonito ed incantato. Si assiste alla fusione dell’artista con la musica che l’assorbe attraverso la pelle, la vive attraverso l’anima e l’esterna attraverso la voce modulandola in continui e penetranti virtuosismi canori e musicali e si consuma in deliranti spasmi del viso e del corpo.

Si rincorrono una dopo l’altra “Grateful”, “My Blakean Year” la cui iniziale esecuzione accenna ad un breve tentennamento della vocalist bluffata dalla memoria, poi “Kimberly”, “Ghost Dance”, “Redondo Beach”, “Pissing In A River” (singolo di maggior successo dell’album “Radio Ethiopia”, 1976). Ma è con “Dancing Barefoot” (da “Wave”, 1979) che Patti Smith, incitata da un pubblico estasiato, scende giù dal palco e dà sfogo al suo talento in un altalenante groviglio di sentimenti che si traducono in acuti rabbiosi e graffianti che man mano si addolciscono fino ad assopirsi in una visionaria e delicata poesia.

Dopo circa novanta minuti si arriva ai suoi successi più conosciuti ed attesi: “People Have The Power” e “Because The Night”, che con forza e vigore trascinano il pubblico in un crescendo di acclamazioni che incoraggiano danze inizialmente appena accennate per diventare divertite e spavalde per poi, infine, veder calare il sipario sulle toccanti note di “Gloria” (dall’album “Horses”, 1975, che ha fatto epoca per le sue oniriche qualità poetiche).

Dal ricordo di un rock nudo ed elettrico che l’ha accompagnata negli anni addietro Patti Smith si concede una singolare performance musicale in acustico: sfiora appena le corde della chitarra fino ad abbandonarsi ad un tocco più energico e deciso che si trascina in una schitarrata elettrizzante e vibrante regalando un’esecuzione dalle sonorità vivide e ficcanti, che raramente si dimenticano.

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