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La frattura sotto la perfezione

Nelle sale ha già lasciato il suo segno, sotto un nome forse più da romanzo di formazione di due secoli fa: “Il Caso Thomas Crawford”, dove è notevole il supporto dello score originale alla scenografia e alle atmosfere della fotografia del film. La domanda è sempre quella, del mezzo semplice astratto dal mix in cui è presentato: funziona anche a sé stante? La colonna sonora de “Il Caso Thomas Crawford” richiama con successo il senso del titolo originale: dietro ogni tensione alla perfezione, dietro ogni architettura – anche la più studiata – della mente, vi è sempre una frattura.
“Fracture” è l’insicurezza dietro la presunzione di infallibilità del giovane Beachum. Ma è anche lo scisma che contrappone i due protagonisti di un suspence thriller, interpretato dal manipolatore Anthony Hopkins e dal giovane Ryan Gosling. Sir Hopkins è l’uomo che ha ridisegnato la figura del criminale nel cinema degli ultimi vent’anni, portandola alla soglia della tensione romantica per l’ideale, e della ricerca della sofisticazione nel crimine. Ryan Gosling, nemmeno a dirlo, rappresenta la modernità, la figura della tensione all’infallibilità e al pieno successo ad ogni costo.
Non cambiano certi cliché, e per motivi abbastanza logici ma non sempre così evidenti, la ripetitività incastona entro i suoi confini anche le colonne sonore derivanti da film come “Fracture”. Se può essere vero che questi sono esempi dove attori ed interpretazione emergono, superiori alla sceneggiatura che li ingabbia dentro una moderna produzione hollywoodiana, anche i fratelli Danna brillano per soluzioni sonore ed idee, ma subiscono le ristrettezze contestuali. La colonna sonora marca due personalità differenti introducendo un tema principale per il personaggio di Ted Crawford (Hopkins) ed uno per il coprotagonista Beachum (Gosling), e termina così il suo compito complessivo, non toccando altre sfere.

La mente sottile e psicologicamente intensa di Crawford viene resa in scala minore, attraverso un piano romantico e circospetto, talvolta sognatore. Gli ottoni sottolineano le varianti più inquietanti e minacciose, gli archi enfatizzano tinte drammatiche e maliziose. Il tema si esemplifica soprattutto nel brano d’attacco “The Rube” e “You’re Home Early”, entrambi ricerche esasperate della regolarità delle progressioni armoniche in scala minore. E, soprattutto, scevre di una qualsiasi distorsione o suono artificiale, marcando così il carattere ‘vecchio stampo’ di Crawford con un mood che richiama alla lontana il “Chiaro Di Luna” di Debussy. Beachum, invece, è trasfigurato in un ‘main theme’ ciclico, che ritorna sulla stessa nota, in loop elettronici e noise, dalla ritmica battente, con disturbi di chitarra elettrica che sfumano da una cassa all’altra. Sottolineano l’approccio caratteriale moderno ed opposto, quindi, a quello romantico e tradizionalista di Crawford. Fuori dalle regole di questa grammatica guizzano solo “Objection”, notevole nel finale elettronico, e “I Decide When It Gets Pulled”: brano di inquietudine sperimentale, dove la distesa sonora monocorde di archi e ottoni sprofonda in un minimalismo ossessivo con lucida insistenza dalle percussioni, che radunano una cupa solennità nei ripetuti climax martellanti.
Fatta eccezione per i limiti dei motivi ripetuti, le composizioni hanno una produzione egregia, i suoni sono ricchi e prodotti in modo convincente. L’intento espressivo comunica interamente ed arriva allo scopo, ma manca quella compiutezza e ricchezza che portano una colonna sonora ad elevarsi come varia ed autonoma dal contesto per cui è stata creata. Consigliata, specialmente a chi desidera un nuovo soundscape psico-musicogeno.

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