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La giovinezza crudele di Leonardo Di Costanzo

«Napoli si lascia filmare, è molto ruffiana e a un certo punto mi sono reso conto che col documentario non ci riuscivo più, era lei a vincere e allora ho dovuto mettere in campo altri strumenti. Mi sembrava che raccontare delle giovani menti in formazione avrebbe reso più semplice anche capire la città adulta»: Leonardo Di Costanzo arriva alla Mostra di Venezia (sezione Orizzonti) con il suo primo film di finzione, “L’intervallo“, un dramma accolto con grande favore che ieri ha avuto la sua prima proiezione ufficiale in Sala Grande.

Salvatore (Alessio Gallo), diciassette anni, viene reclutato da un paio di criminali per far da guardiano a Veronica (Francesca Riso), una ragazzina del quartiere che si è macchiata di una colpa misteriosa e, nell’attesa di essere giudicata dal boss Bernardino (Carmine Paternoster), viene rinchiusa per punizione in un edificio abbandonato. Il sopruso di cui è vittima Veronica si rivela paradossalmente per i due ragazzi un’occasione per trascorrere alcune ore in un’oasi di tranquillità e amicizia, lontano da tutto e da tutti.

«Abbiamo scritto il film come se fosse una fiaba nera – spiega lo sceneggiatore Maurizio Braucci – c’è la principessa prigioniera nel castello che si trova catapultata in una specie di sospensione temporale. È questo appunto “l’intervallo”, una dimensione diversa, di utopia, che permette ai protagonisti di vivere la loro vera età. Questi ragazzini provengono da un ambiente in cui si passa dall’infanzia alla maturità troppo in fretta. Ai giovani viene rubata la speranza, la possibilità di crescere davvero. È una violenza terribile».

Così come è terribile la violenza, tutta interiore, esercitata dall’adulto Bernardino sulla quasi-bambina Veronica.
«Il personaggio di Bernardino – dice ancora Braucci – è stato caratterizzato in modo atipico, non è il classico camorrista spaccone. E poi lo interpreta Carmine Paternoster che in “Gomorra” era invece l’alter ego di Roberto Saviano, l’unico personaggio che tentava di trovare una via d’uscita. Il suo volto rende Bernardino un tipo normale, integrato nella società, che esercita l’oppressione in modo seducente».
[PAGEBREAK] Alessio Gallo, ventidue anni, ha opinioni molto chiare e ben articolate sul lavoro svolto come attore sul set e sulla realtà messa in scena nel film: «a Salvatore ho donato quella calma che appartiene anche a me – racconta il ragazzo – lui è un tipo timido, concreto, la mattina va a lavorare, uno che pensa sempre prima di agire. Riguardo all’atmosfera di violenza pesante ma non esplciita che si respira nel film, pensio sia un’atmosfera che si può sentire a Napoli come in qualunque altra città. I tempi sono cambiati: non bisogna pensare che a Napoli scendi in strada e trovi subito gente con la pistola in mano. I criminali pensano ai soldi, al business, non c’è più la guapparìa esibita degli anni 80».

Protagonista della storia accanto a Salvatore e Veronica è la location, un ex ospedale psichiatrico che nella storia diventa un collegio abbandonato.
«Ci siamo trovati a girare in uno splendido luogo – dice il curatore del suono Christophe Giannoni – Le stanze erano grandi, su dei larghi corridoi, abbiamo dovuto ascoltare questi spazi, apprezzare le differenti acustiche, gli attori improvvisavano e spesso le inquadrature dovevano essere larghe per permetterlo. Il film è un dialogo a porte chiuse tra due attori, così ho deciso di lavorare con un boom e dei microfoni nascosti nella scenografia e di dotare i due attori di radio micorfoni senza fili: il boom serviva per i dialoghi e suoni d’ambiente, i radio per aumentare comprensione e precisione dei dialoghi».

Fondamentale anche l’apporto del direttore della fotografia Luca Bigazzi che, racconta Di Costanzo, «ha girato a spalla, spesso improvvisando, senza l’ausilio di luci particolari perché era essenziale che gli attori si sentissero a proprio agio e avessero spazio per respirare».
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L’intervallo” è nelle sale italiane da oggi in 21 copie.

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