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La giustizia privata della rete

Due recenti articoli, uno di Guido Scorza e l’altro di Gaia Bottà, hanno commentato gli effetti di quello che potrebbe sembrare solo un errore informatico, ma che nasconde invece un approccio da SS naziste.

La GVU, una sorta di SIAE tedesca, si vale di un braccio armato, un software chiamato OpSec Security, che serve a stanare il materiale online lesivo dei diritti d’autore. Così la GVU, quando individua un contenuto che viola i diritti dei propri assistiti, ne chiede la rimozione.

Ma anche le macchine sbagliano. Così questa volta OpSec Security ha pescato, sul portale Vimeo, quattro video del regista tedesco indipendente Alexander Lehmann, ritenendo che essi fossero stati caricati senza il consenso del titolare. Così la GVU ha chiesto ed ottenuto da Vimeo l’immediata cancellazione del materiale.
E invece si trattava di un errore macroscopico, perché Lehmann aveva distribuito i suoi video sotto licenza creative commons, ossia licenza libera.

Tutto è bene quel che finisce bene: i filmati sono di nuovo ospitati dal portale e tutto è tornato come prima. Con tanto di scuse.
Ma non è questo il punto.
La gravità dell’accaduto sta nell’aver dimostrato che la giustizia privata è più efficace ed immediata di quella dei tribunali. Si è consumato, infatti, un rapporto solo bilaterale: da un lato, il titolare dei diritti che ha chiesto (direttamente o per interposta persona); dall’altro l’intermediario che (ormai terrorizzato dall’idea di essere coinvolto in cause risarcitorie milionarie o in procedimenti penali) ha risposto, procedendo alla ossequiosa rimozione del contenuto di cui è contestata la pubblicazione.

Tutto questo è avvenuto senza contraddittorio, senza un giudice terzo, senza la possibilità di esercitare un diritto di difesa nell’ambito di un procedimento svoltosi all’insaputa dell’interessato.
In nome del diritto d’autore, si è aperta una breccia in uno dei principi cardine dei moderni Stati democratici: quello che proibisce l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ossia il divieto di auto-giustizia o giustizia privata.
Eppure, per quanto lenta e farragginosa sia la tutela dei tribunali – specie quelli italiani – ogni paese dell’Unione europea conosce procedimenti cautelari che si svolgono d’urgenza, assicurando una decisione nel giro di pochi giorni (da noi ci vuole qualche mese in più).

La scorciatoia che ha permesso alla GVU di ottenere, con una semplice mail, la rimozione di un contenuto qualsiasi dalla rete, offre un esempio contrario alle regole del diritto: quello di consentire ad un soggetto forte e ricco di prevalere sistematicamente su quello debole.
Che succederebbe se ciò dovesse avvenire in altri campi, come con l’interruzione immotivata di una connessione internet o la sospensione di un conto corrente on line?
Gli interessi economici e/o politici non devono mai prevalere sulle regole.

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