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La guerra degli ISP

I.S.P. è l’acronimo di Internet Service Provider, che altro non è che il gestore della connessione ad internet, ossia le aziende che forniscono la connessione agli internauti.
È sugli ISP che si sta spostando la guerra contro la pirateria. Non riuscendo a punire tutti gli utenti che scaricano abusivamente, l’industria dei contenuti vorrebbe ora costringere gli ISP a fornire i nomi dei pirati, ora obbligarli a rallentare le connessioni, in modo da rendere meno agevole il filesharing.

Negli USA, la Comcast, noto ISP, dopo aver subito una class action perché colpevole di aver rallentato, per 30 mesi, il traffico rete relativo al P2P dei propri utenti, ha posto fine alla controversia, firmando un impegno al rimborso generale. Un indennizzo simbolico, se si tiene conto che tutti i netizen che avevano stipulato il contratto con Comcast otterranno solo un accredito di 16 dollari sulla successiva bolletta.

Si tratta comunque di un precedente che, sebbene non sfociato in una formale sentenza, consente già di tracciare una linea netta tra ciò che, secondo il comune sentire, può considerarsi lecito e non.

Dall’altro lato, nella sempre più avanzata Svezia, il Partito Pirata (Piratpartiet) ha istituito il primo provider pirata. Il nuovo ISP, nell’ottica di promuovere le finalità ed i valori del partito (condivisione, lotta al copyright rigoroso, gratuità dell’accesso), promette di ospitare i server pirata direttamente all’interno del Parlamento svedese, per garantire l’immunità politica ai suoi responsabili. In tal modo, assicurando il completo anonimato delle comunicazioni e la qualità del servizio, il nuovo Internet Service Provider costituisce l’ultimo tassello di una strategia messa in atto diversi anni orsono per combattere il potere economico delle major.

Si dichiara pronto ad affrontare le ritorsioni dell’industria dei contenuti, il Partito Pirata, che nello stesso tempo afferma di sentirsi ampiamente tutelato dalla costituzione svedese.

È lo scontro epocale. Dopo le guerre per il petrolio e le scalate azionarie, così come ai tempi della rivoluzione industriale, c’è una diversa economia che, nell’emergere, sta mettendo in crisi l’establishment.
Ma, a differenza del passato, in questo caso il cambiamento non è determinato dalla nascita di una nuova struttura socioeconomica, ma dal disgregamento di quella precedente, incapace di adattarsi ai mutati tempi. E, come già aveva preannunciato la pellicola di James Cameron, la guerra è condotta attraverso le macchine.

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