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La guerra dei numeri… non dati

Malgrado il passare dei mesi continua il braccio di ferro tra il tubo di Google e gli analisti finanziari. Come in ogni contenzioso che si rispetti, la verità sta nel mezzo. Da una parte le statistiche di visualizzazione confermano che tra i video più cliccati della piattaforma di Chad e Hurley ci sono quelli musicali – quelli cioè legati alle major discografiche – confermando così il grande appetito musicale degli youtuber. Questo lascia intendere che le decisioni commerciali degli ultimi mesi stiano andando nella direzione giusta e operazioni come VeVo ne sono la riprova.

Dall’altra parte se la piattaforma di Google continua a omettere dati circa i tanto attesi ricavi, figurarsi quelli sulle proprie spese! È facile infatti pensare che dietro questo riserbo ci sia la volontà di non spaventare gli investitori del tubo nell’attesa di cifre soddisfacenti da poter esibire. D’altra parte però la strategia del you don’t wanna know non può ovviamente che stimolare le fantasie degli analisti finanziari, costretti ad approssimare stime talvolta non gradite in casa Chen e Hurley.
Esattamente quanto successo a Spencer Wang e Kenneth Sena, che hanno stimato per trecento milioni di dollari la spesa sostenuta dal tubo per la banda larga nel solo duemilanove. Va sottolineato che questo dato è frutto di un’ulteriore revisione, considerato che fino ad aprile il costo era stimato per trecentosessanta milioni a causa del mancato conteggio del peering, il quale, agevolando le connessioni, garantisce un buon risparmio.
Nel marasma dei numeri che circonda il tubo di certo c’è solo che, sebbene Google non stia guadagnando, almeno sta smettendo di perdere. A scommettere sulla strategy della piattaforma si fa avanti anche Credit Suisse, convinta che con l’aiuto della pubblicità l’utile sia più vicino.
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