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La legge salva blog

Bocciato lo scorso novembre da Montecitorio il disegno di legge Levi-Prodi sul riordino del settore editoriale (cosiddetta “legge ammazza blog“), che tante contestazioni aveva sollevato tra il popolo di internet, è ora in discussione la proposta dell’On. Cassinelli. Quest’ultima, divenuta da pochi giorni testo definitivo e visionabile al seguente indirizzo, è stata definita, in antitesi alla precedente iniziativa, “legge salva blog“.

Fulcro della polemica è stata la previsione dell’obbligo di registrazione in tribunale anche per i siti web. Il precedente disegno Levi aveva identificato, nella presenza di una testata e nell’aggiornamento periodico del sito, i criteri per identificare i soggetti tenuti alla registrazione. Ma si trattava di elementi per niente distintivi, in quanto presenti nella maggior parte dei giornali telematici.

La nuova bozza, invece, ha il dichiarato intento di ridurre all’osso gli obblighi burocratici per i gestori di blog e siti internet a carattere giornalistico, in conformità con l’art. 21 della costituzione, che sancisce la libertà di espressione: “Tutti hanno diritto a manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Il testo del disegno di legge ridefinisce, dunque, le categorie dei prodotti editoriali online soggetti alla registrazione. A tale obbligo non sono tenuti, in via generale, quei giornali utilizzati come strumento di espressione del pensiero e di aggregazione sociale e culturale, a meno che sussista una delle seguenti condizioni:

1) se il prodotto è l’edizione telematica di un altro realizzato su supporto cartaceo per il quale sussista l’obbligo della registrazione, e con esso ha in comune l’editore o il direttore responsabile;

2) se l’editore del prodotto editoriale online intenda avvalersi dei contributi economici per l’editoria, previsti dall’articolo 3 della l. 2001 n. 62.

3) se il prodotto editoriale online abbia come scopo unico o prevalente la pubblicazione e diffusione di notizie di attualità, cronaca, politica, costume, economia, cultura o sport, e sussistono entrambe le seguenti condizioni: il prodotto sia gestito in modo professionale da una redazione di almeno due persone regolarmente retribuite (escluso il proprietario del sito: c.d. editore); e contenga al proprio interno inserzioni pubblicitarie che complessivamente costituiscono per l’editore fonte di reddito netto per un importo non inferiore ad Euro 50.000.

Beppe Grillo, intervenuto ripetutamente sull’argomento, ha recentemente affermato di aver acquistato casa a Lugano perché in Italia vede dei rischi per il suo blog. Lo dice al “Caffè”, settimanale del Canton Ticino, confidando: “Il mio blog rischia di essere censurato e chiuso; e io voglio essere pronto per ripartire immediatamente in un Paese sicuro che me lo consenta”.

A rinfrancare, tuttavia, il caro popolo italiano, da sempre ai margini della legalità, c’è la previsione che, qualora venisse approvata la nuova proposta, il mancato ottemperamento all’obbligo della registrazione non comporterebbe più il reato penale di stampa clandestina, bensì solo una sanzione amministrativa fino a 500 euro (art. 3).
La stessa sanzione si applicherebbe a chiunque pubblichi un prodotto editoriale non periodico, dal quale non risulti il nome dell’editore o quello dello stampatore o nel quale questi siano indicati in modo non conforme al vero.
Si tratta di una misura che, se passasse così com’è, cancellerebbe il reato di stampa clandestina, una misura che contribuisce a rendere l’Italia uno dei Paesi con minor libertà di stampa.

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